21 luglio 2009: il giorno in cui è morto il DRM

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“Il DRM è morto” lo dichiara un portavoce della RIAA la società  che più di tutte si è battuta per il suo utilizzo e la sua diffusione. Finalmente anche l’associazione dei discografici statunitensi riconosce la realtà : una data e una sentenza storici per il mondo della musica digitale che ha dovuto seguire una strada che Apple per prima tra le grandi realtà  aveva indicato.

Da tempo utenti, osservatori e futurologi hanno annunciato la scomparsa delle protezioni DRM ma oggi l’annuncio semi-ufficiale avviene da parte del suo più importante sostenitore: un portavoce della RIAA. Solo dopo il progressivo abbandono delle protezioni DRM e l’adozione da parte di Apple di un catalogo iTunes completamente libero anche la RIAA riconosce finalmente la morte della tecnologia DRM. “Il DRM è morto, non è vero?” L’affermazione che non stonerebbe sulle labbra di qualsiasi utente e nemmeno su quelle degli operatori del settore più illuminati, provoca quasi un brivido lungo la schiena invece apprendere che è stata pronunciata niente meno che da Jonathan Lamy portavoce ufficiale della RIAA. La dichiarazione-shock è stata pronunciata in occasione di una intervista che sarà  pubblicata sulla rivista SCMagazine.

Da anni gli utenti che acquistano regolarmente musica digitale protetta lamentano le eccessive limitazioni imposte dalle tecnologie DRM, una voce che con l’andare del tempo è stata raccolta dalle principali società  che si occupano di vendere e distribuire musica agli utenti finali. Dopo l’esempio offerto dalla musica indipendente offerta in vendita o abbonamento sotto-forma di file privi di DRM anche Apple con il suo immenso negozio iTunes online ha accolto i desideri dei propri clienti mobilitandosi per accordare con le principali case discografiche un catalogo completamente privo di DRM e fornito in file di qualità  superiore. Più che di una vera e propria morte nel caso del DRM è più corretto parlare di una lenta e lunga agonia: il processo è stato così lento e lungo infatti che quando il decesso si è verificato, quasi nessuno se n’è accorto, salvo la RIAA appunto. Anche se l’annuncio ufficiale è stato pronunciato dal portavoce della potente associazione che tutela i diritti delle case discografiche e dei distributori per la musica negli Stati Uniti, sembra forse ancora un po’ presto archiviare la voce DRM, in ogni caso data e sentenza passeranno alla storia.

In questo contesto con una data da segnare con la penna rossa sul calendario non si può ricordare come al passaggio a miglior vita dei DRM un importante contributo sia stato dato da Steve Jobs che con la sua lettera “Thoughts of Music” aveva detto chiaramente che il futuro della musica sarebbe stato senza i sistemi di tutela dalla copia. Era la prima volta che una figura di primo piano con grande influenza sul mondo dei media musicali si appellava al sistema per far cadere i DRM. Le reazioni delle case discografiche furono negative in qualche caso scomposte (discorso senza senso, disse il Ceo di Universal) ma inesorabilmente la storia ha fatto il suo corso e anche i più reticenti hanno dovuto arrendersi.