Adios, Carly Fiorina: se ne va la donna a capo di Hp

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Insanabili contrasti con il consiglio degli azionisti dietro all’abbandono della poltrona numero uno della casa californiana. Il titolo cresce in Borsa. Fiorina era stata la regista della fusione più importante nel settore IT degli ultimi anni tra Hp, Compaq e Digital

Con un comunicato che sottolinea la distanza delle posizioni ma anche il sincero augurio di un futuro roseo, lascia il più potente Ceo in gonnella del mondo tecnologico. Carlton “Carly” Fiorina abbandona la poltrona di comandante in capo di Hp, dopo aver guidato l’azienda fondata negli anni Trenta attraverso uno dei processi industriali più complessi della sua storia.

Carly Fiorina, la cui uscita di scena fa salire il titolo del 7,5% nelle prime ore, lascia con effetto immediato la guida della società  che aveva accettato di dirigere a partire dal 19 luglio del 1999. Da allora, ne erano successe di tutti i colori, non ultimo il bassissimo valore del titolo in Borsa, che attualmente è a -55% rispetto il valore di sei anni fa, durante l’insediamento del Ceo in gonnella.

Le pressanti richieste degli azionisti di “fare qualcosa” per far riguadagnare quota al titolo in Borsa, sempre basso nonostante le quote di mercato e i livelli di fatturato e utile, hanno alla fine selezionato come obiettivo la sostituzione di Carly Fiorina, la donna ideale per gestire l’acquisizione e la successiva transizione post-fusione con Compaq (che a sua volta stava ancora digerendo un’altra fusione-incorporazione con Digital) ma evidentemente non quella giusta per pilotare l’azienda verso nuovi orizzonti.

In questo momento il responsabile delle finanze (Cfo), Robert Wayman, ricopre ad interim la carica di Ceo, mentre Patricia Dunn, director della compagnia dal 1998, passa a coprire quella di chariman della giunta dei direttori. Nei prossimi giorni il consiglio di amministrazione prenderà  le decisioni necessarie alla sostituzione a pieno titolo di Carly Fiorina, mentre evidentemente in queste ore sono in corso numerose battaglie e bracci di ferro tra chi detiene le quote di maggioranza nell’azienda.