Aerei che volano con neuroni di topo? In Florida c’è chi ci prova

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Sembra quasi una brutta trama per un romanzo di qualche emulo di William Gibson. Invece si tratta di un vero esperimento che viene condotto in un laboratorio degli Stati Uniti. E che potrebbe aprire la via a una rivoluzione nel campo dell’informatica, creando i biocomputer, ibridi tra silicio e neuroni viventi

Hanno preso 25 mila neuroni dal cervello di un topo e li hanno messi in coltura. Poi, hanno attacato una serie di elettrodi (60) che consentono di interfacciare i neuroni con un computer su cui è installato un software per simulare il volo. A questo punto gli scienziati cercano di allenare quel pezzo di cervello di topo a guidare l’aereo, reagendo agli input che vengono dal computer. E la cosa incredibile è che ci sono dei progressi.

Cosa sta succedendo, dunque, nei laboratori della Florida, regione al sud degli Stati Uniti conosciuta come luogo di vacanza, punto di concentramento per gli esuli cubani e terra scossa da cicloni stagionali? I topi fanno volare gli F16? Sì. Succede proprio questo, grazie una ricerca condotta da vari scienziati dell’Università  della Florida guidati da Thomas DeMarse e finanziati anche da fondi del Governo statunitense.

L’obiettivo però non è necessariamente quello di far volare gli aerei da guerra, quanto di creare un ibrido tra la macchina e l’animale, dotato della capacità  e complessità  di un cervello di mammifero da un lato e della potenza e velocità  di quello di silicio dall’altro.

Il futuro, prospettato peraltro anche da scrittori di fantascienza e “guru” dell’informatica, è quello in cui il computer sarà  in grado di fare cose che il silicio da solo non riesce a fare. Vale a dire, “ragionare” su presupposti che solo le reti neurali – quelle vere, organiche, non quelle matematiche già  presenti da un punto di vista logico nel software ad esempio di riconoscimento ottico dei caratteri – possono raggiungere.

Per adesso la ricerca è a livelli bassissimi. I “wet computer”, i computer “bagnati” – nel senso che è presente anche del materiale organico oltre a quello inorganico del silicio – sono poco più di un esperimento. I singoli neurono devono ancora imparare a dialogare tra loro e scambiare informazioni in maniera coerente e programmabile. Ovvero, gli scienziati devono ancora capire quali linguaggi e quali codici sono utilizzati nel flusso di correnti elettriche che compongono le informazioni scambiate tra i neuroni. Il futuro di come questo tipo di bio-sistemi potranno essere impiegati è ancora molto remoto, pone tra le altre cose anche sensibili problemi di bioetica, e promette di modificare in modo radicale il modo in cui immaginiamo l’informatica.