Anfov: servono tre miliardi di euro per la banda larga italiana

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Per riuscire a dare connessione ampia al 95% della popolazione del nostro paese serve una cifra molto rilevante. Lo indica Anfov nella conferenza che si cè chiusa ieri a Milano. Il rischio è quello del “Digital Divide”

Digital Divide: il rischio cioè di restare esclusi dalla rete, che offre sempre più servizi (anche da parte della Pubblica amministrazione) per tutti. E’ un rischio che il sistema Italia deve evitare, si apprende da un convegno conclusosi ieri e organizzato da Anfov, l’associazione per la convergenza nei servizi di comunicazione.

Ma per riuscire a evitare il rischio, è necessario tra le altre cose portare banda nelle case degli italiani. Il 95% della popolazione sarebbe un obiettivo soddisfacente, ma i costi sono elevati: tre miliardi di euro, secondo le stime espresse al convegno.

Secondo i dati raccolti, infatti, si stima che nel 2003 20,8 milioni di utenti utilizzino il modem (18 milioni di famiglie e 2,8 milioni di imprese), mentre l’Adsl tocca due milioni di utenti, con una crescita rispetto al 2002 del 131%. Per le aziende le cose vanno un po’ meglio, dato che sono quasi il 20%.

Se però si parla di vera banda larga e non Adsl (che non viene considerata tale dai rapporti internazionali e dagli standard tecnologici) i numeri crollano: 7,6% delle famiglie.

Da segnalare che, per esempio, i servizi di banda larga non portano con sé solo la trasmissione dati per navigare Internet e scaricare la posta, ma anche l’abilitazione di protocolli VoIP (voce su IP), videoconferenza e videochiamata oltre alla fruizione di contenuti televisivi.

Secondo Anfov, per risolvere questo problema sarebbe necessario un investimento infrastrutturale, probabilmente soprattutto da parte dello Stato, che consenta di alfabetizzare gli utenti e di offrire loro a prezzi convenienti l’accesso ai servizi di connessione a larga banda.