Apple Vs Psystar, anche l’€™appello dà  ragione a Cupertino

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Culmina come facilmente prevedibile a favore di Apple, la lunga storia che ha visto contrapporsi la casa della Mela e il clonatore di Mac non autorizzato Psystar. La Corte di Appello dà definitivamente ragione ad Apple.

Ci sono voluti quasi due anni, ma la Corte di Appello si è pronunciata completamente a favore di Apple nella causa che vedeva contrapposta la casa di Cupertino a Psystar, minuscola azienda che nel 2008 aveva intrapreso la commercializzazione non autorizzata di cloni Mac. Il tribunale guidato dal giudice Mary Schroeder ha stabilito che i cloni di Psystar violano il diritto di autore di Apple e ne ha vietato la vendita. Per la Schroeder, Psystar ha nello specifico violato il copyright che Cupertino detiene su Mac OS X, confermando la correttezza della precedente decisione della Corte Distrettuale. Apple aveva già ottenuto un’ingiunzione permanente nei confronti di Psystar nel dicembre del 2009, ma il “clonatore” si era appellato alla Corte d’Appello del Ninth Circuit un mese dopo la decisione.

Psystar si era comportata in modo decisamente provocatorio nel corso delle varie udienze, con argomenti poco convincenti ed estendendo di là dalle proprie possibilità gli sforzi economici necessari per portare avanti un simile dibattimento che un’azienda di così piccole dimensioni è in grado di sostenere al punto che qualcuno era arrivato ad ipotizzare l’esistenza di un Grande Vecchio che manovrava dietro le quinte ordendo un complotto per fermare Apple.

Già nel giudizio preliminare del 2009 la piccola società della Florida era stata riconosciuta colpevole di infrangere il copyright e per aver installato Mac OS X su computer non autorizzati. Tra le tante grane nelle quali la società si è trovata coinvolta anche un assurdo programma di commercializzazione per rivenditori e la messa in vendita di un hack software per installare Snow Leopard rivelatosi nient’altro che la scopiazzatura di software preesistente. Una curiosità prima di terminare: pare che il numero complessivo delle macchine vendute dal clonatore, sia stato inferiore agli 800 pezzi.

[A cura di Mauro Notarianni]