Apple ora punta alla conquista dell’India

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Lo Chief Information Officer di Apple si è recato lo scorso mese in India stipulando probabilmente nuovi accordi con imprese locali per lo svolgimento di test di dispositivi, software e processi produttivi. Il grande mercato asiatico, secondo per popolazione solo alla Cina, potrebbe essere il prossimo obbiettivo della Mela.

The Economic Times riporta che Niall O’Connor, Chief Information Officer (CIO) di Apple, è stato a Bangalore a fine gennaio, accolto con tutti gli onori da Infosys e Wipro, due tra le più grandi imprese di servizi informatici del paese (la prima vanta quasi 114.000 dipendenti e uffici in Cina, Russia, Giappone, Canada, Australia; la seconda vanta quasi 80.000 dipendenti e Clienti dai nomi altisonanti nel settore: IBM, Sony, Microsoft, Toshiba, Cisco, tanto per citare qualcuno). La posta in gioco è alta: il subappalto alle aziende indiane di nuovi servizi per un valore di centinaia di milioni di dollari l’anno.

Pare che Apple nel 2006 avesse intenzione di aprire un centro sviluppo a Bangalore ma poi l’idea fu abbandonata. Affidarsi a partner locali è più semplice di aprire e gestire un centro a proprie spese. Le procedure di reclutamento del personale nello stato dell’Asia meridionale sono oscure e complicate per chi non è connesso strettamente ai mercati locali: non mancano persone che presentano curricula falsi e bisogna tenere conto di caste, usi tradizionali, religioni locali e così via. Le aziende tecnologiche indiane sono continuamente sotto pressione da parte di aziende quali General Electric, conosciuta per l’esternalizzazione ai tassi più bassi. Apple, invece, stando a quanto scrive The Economic Times, è una delle società più ambite con le quali lavorare, sia per la elevata redditività, sia per la qualità dell’ambiente di lavoro.

La creazione di una base in India potrebbe essere utile anche per conquistare il locale mercato che è vastissimo e secondo per popolazione solo a quello cinese per quantità di consumatori potenziali, anche se il potere di spesa medio è ancora ben distante da quello dei paesi occidentali.
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[A cura di Mauro Notarianni]