Apple Loseless, il formato audio “forzato” su Internet

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David Hammerton, uno sviluppatore americano, ha effettuato il reverse engineering del formato di digitalizzazione audio di Apple, Alac, realizzando un decoder alternativo a quello della casa di Cupertino. Nessun danno economico diretto, ma forse Apple farà causa

Secondo quanto riportato sul sito di David Hammerton, Craz.net, il giovane sviluppatore americano è riuscito a capire il funzionamento di Alac, Apple Loseless Audio Codec, il formato di digitalizzazione senza perdita di informazioni (quindi concorrente di Mp3 e Aac ad elevati bitrate) utilizzato dalla casa di Cupertino per copiare senza perdita di qualità  la musica digitale attraverso iTunes e per lo streaming via Airport verso le basi Airport Express.

La decodifica (e non la codifica, che lo sviluppatore non ha implementato, anche se la indica come semplice da realizzare) segna un passaggio significativo nella conoscenza di una tecnologia, quella di Apple, in diretta concorrenza con lo standard Open Source Flac.

La scelta di Apple di sviluppare un proprio formato “loseless” (senza perdita di informazione) derivava da esigenze tecniche: la gestione della memoria nelle prime due generazioni di iPod e nei mini e shuffle, infatti, secondo alcuni ingegneri che hanno analizzato il funzionamento dei lettori digitali di Apple non sarebbe stata in grado di gestire il formato Flac. Da qui l’esigenza di creare un formato loseless altrettanto efficiente in termini di resa ma più “leggero” in termini di richiesta di potenza e memoria per i lettori digitali di Apple.

Tra le altre cose, lo stesso motivo sarebbe alla base della scelta di Apple di non utilizzare il formato Ogg, molto popolare in ambiente Linux: le richieste di potenza e memoria per il codec sarebbero infatti superiori alle capacità  dei processori e della disponibilità  di memoria dei primi lettori di musica digitale della casa di Cupertino.

Quali siano in pratica le ricadute su Apple non è chiaro: il formato Alac è protetto da copyright della casa di Cupertino che, in questo periodo, è particolarmente attiva con chi vìola i suoi diritti. D’altro canto, l’unico rischio potenziale è quello di poter “rompere” la protezione della musica digitale acquistata su iTunes Music Store attraverso un sistema un po’ laborioso.

In pratica, se un utente trasmette via Airport lo streaming della musica protetta, iTunes la trasforma “al volo” nel formato Alac, che potrebbe essere intercettato da una seconda macchina (dello stesso utente), decodificato e scritto su disco in formato Wav. Un meccanismo non proprio rapido (la velocità  sarebbe quella dell’esecuzione della musica) né semplice per “crackare” la musica di iTunes.