Apple Store: Italia – Germania 4 a 3

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Lo straordinario successo dell’inaugurazione di Milano, che bissa quella di Roma di due anni fa, è sintomo che il Belpaese ama la Mela come nessun altro. Neanche i cugini tedeschi d’Oltralpe…

Il commesso del negozio di scarpe Footlocker, poche vetrine più in là  dell’Apple Store del centro commerciale Carosello di Carugate a Milano non ha dubbi: “Neanche quando hanno inaugurato questo centro commerciale abbiamo visto una tale folla di gente”. Cori da stadio educati al sorriso e alla gentilezza della cultura californiana di Apple, folla enorme, lunga attesa, magliette per i primi mille che hanno accontentato solo i primissimi della fila: il cronista che sta passando alcune ore a Carugate è stupito quasi quanto i commessi dei negozi intorno al nuovo Apple store: una passione simile si è vista solo molto raramente.

L’apertura dell’Apple Store di Ginza, a Tokyo, quella della Quinta Strada a New York e pochissime altre, si può testimoniare sia di prima mano che grazie alle cronache rimbalzate attraverso il web. Una cosa è sicura: nel sempre più ampio numero di giornalisti che seguono Apple (da notare che non si era mai vista così tanta stampa dietro a un evento di questo genere, sarebbero bastati i giornalisti per fare una discreta inaugurazione di negozio in centro a Milano o Roma) si racconterà  a lungo la giornata di Carugate. Un vero e proprio must esserci stati, più che manifestazioni e fiere o altri eventi stampa significativi come il Macef (la più grande fiera di complementi d’arredamento del sud Europa, ora alla fiera Rho di Milano), che non riescono ad attrarre folle altrettanto compatte e festose.

Quello che colpisce è proprio questo: il popolo della Mela ha una identità  diffusa, ampia ma al tempo stesso sempre più trasversale e coinvolgente: ci sono gli anziani, ci sono i giovani, ci sono le persone nel pieno della loro maturità . Trentenni, ventenni, ragazzini, nonnetti. Donne e ragazze. Non è una festa di paese, non è una manifestazione da stadio, caciarona, non è un saldo dove il popolo della ciabatta e del tatuaggio di accalca per mettere a soqquadro i negozi.

I commessi di Apple, molti i visi noti provenienti dallo store di Roma Est, con le loro magliette codificanti le diverse professionalità  con i codici colore come quelle di Star Trek, si sono quasi stupiti di quanto hanno ricevuto oltre a dare. Le regole strette di non comunicazione da parte dei non autorizzati impediscono di dare nomi o altre indicazioni, ma molti erano emozionati, hanno vissuto questo “battesimo dell’Apple Store” come molto più di una esperienza lavorativa che comincia e si sono detti commossi di come le persone siano state straordinariamente educate, energetiche, positive, disponibili.

Negli anni sessanta, del cui monumentale Woodstock è appena passato il quarantesimo anniversario e del cui portato controculturale Apple stessa è una bandiera che ancora garrisce nel vento della storia, si sarebbe detto che l’Apple Store di Carugate trasmetteva delle vibrazioni positive, che la gente era nel mood giusto, che c’era l’aria di un evento eccezionale la cui partecipazione è come un passaggio in un momento della storia sociale del nostro paese, aiutando Apple a definire anche un bisogno di stile e di identità  di molti. E così è stato.

Adesso, molti portano a casa il ricordo di una mattinata straordinaria, da un lato e dall’altro dei banconi dell’Apple store e forse anche tra quei gran cinici che sono di solito i giornalisti, senza contare i curiosi del centro commerciale che si chiedevano cosa stesse succedendo e spesso si mettevano anche loro in coda per poter partecipare. Una giornata al cui confronto non solo nessun altro brand avrebbe potuto probabilmente “dare” altrettanto, ma neanche Apple stessa riesce al di fuori dei nostri confini. Non a caso, rispetto alla inaugurazione tedesca di una settimana fa oggi, si può dire tranquillamente che i biscugini d’Oltralpe abbiano fatto un buon lavoro, ma l’Italia li abbia battuti quattro a tre…