Apple e Unversal Music, colloqui ad un punto cruciale

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I colloqui per l’€™acquisto di Universal Music da parte di Apple sarebbero ad un punto cruciale. Ma l’€™affare è tutt’€™altro che concluso e in molti sperano che possa non esserlo mai. ‘€œTroppe le incertezze in campo strategico, finanziario e gestionale’€, dicono gli analisti. Wall Street concorda e punisce il titolo AAPL.

I colloqui tra Apple vivendi per la cessione di Universal Music sarebbero arrivati ad un punto cruciale. Lo sostiene l’€™agenzia Reuters in un reportage pubblicato nel corso della giornata di ieri e che fa riferimento ad alcune fonti francesi.

Secondo quanto riferisce Reuters il discorso si sarebbe spinto a discutere degli aspetti più delicati della vicenda, in particolare i costi della transizione e i dettagli tecnici della stessa, ‘€œma questo non significa che si tratti di un affare fatto’€, ammonisce la stessa fonte.

Apple, in particolare, avrebbe chiesto tempo per decidere nel merito. Probabilmente solo a fine aprile Cupertino potrebbe avere a disposizione tutti gli elementi necessari per dire sì o no a quello che si presenta, in ogni caso, come un passaggio cruciale nella storia della società  della Mela.

Universal Music è il principale protagonista mondiale del mondo della musica, di cui controlla il 25% del fatturato. Un colosso di proporzioni gigantesche la cui acquisizione stravolgerebbe in maniera decisiva il profilo d’€™affari di Apple le cui due, ipotetiche, divisioni, quella che si occuperebbe di musica e quella che si occuperebbe d’€™informatica avrebbero un peso del tutto similare.

Questa prospettiva, sommata con quella dell’€™acquisizione di una società  come Universal Music che sta subendo come tutte le realtà  del mondo musicale una crisi importante dal punto di vista del fatturato e del profitto, ha fatto sollevare più di qualche sopracciglio tra gli analisti finanziari.

In particolare Merril Lynch, in un report stilato lo scorso venerdì da Michael Hillmeyer la scelta di Apple ‘€œnon avrebbe alcun senso strategico. Se infatti è vero che Apple potrebbe incrementare il suo fatturato dalla vendita on line della musica, non è necessario possedere una società  come Universal per portare a termine questo traguardo. Non si coglie alcuna sinergia tra una società  che si occupa di musica e una che si occupa di computer. Non vediamo vantaggi per una società  tecnologica che possiede la piattaforma e il contenuto e pensiamo che le cose vadano meglio se ci si focalizza sull’€™uno o sull’€™altro aspetto’€

Parere che paiono avere condiviso in molti visto che lo scorso venerdì, al momento in cui si sono diffuse le indiscrezioni sull’€™argomento, la borsa ha punito severamente le azioni di Apple, scese a fine seduta dell’€™8%.

Anche le azioni di Vivendi non sono state favorite, nonostante molti analisti vedano la prospettiva di ‘€œscaricare’€ Universal come uno degli elementi che potrebbero favorire il risanamento del colosso dell’€™intrattenimento. Il fatto è, però, che gli analisti credono che la cessione della divisione musicale separata da quella che si occupa di altri aspetti, come produzione cinematografica e parchi a tema, sia il segnale di una mancanza di strategie. In particolare è sorto il timore che il petroliere americano Marvin Davis, che si era offerto di rilevare tutta la divisione ‘€œentertainment’€ per 15 miliardi di dollari possa fare un passo indietro se Vivendi dovesse cedere la divisione musicale separatamente dal resto. Una Vivendi in controllo di parchi a tema e cinema, senza più la divisione musicale, sarebbe un qualche cosa di incompiuto e privo di senso dal punto di vista finanziario, poco gradito al mercato finanziario.

Tutti questi aspetti hanno suscitato in molti ambiente un certo scetticismo sulle possibilità  che l’€™affare possa andare in porto. L’€™autorevole New York Times, ad esempio, ritiene ‘€œpiuttosto improbabile’€ che esso venga finalizzato. Altri ritengono che l’€™offerta di Universal ad Apple nasconda la volontà  di rilanciare la palla a possibili clienti che si nascondono nell’€™ombra.

Per pura cronaca notiamo anche che il tabloid New York Post avanza l’€™ipotesi che uno dei contendenti sia Microsoft. Il giornale, da sempre considerato poco affidabile e abituato spesso a fondare le sue notizie su voci ed indiscrezioni non verificabili, rilancia lo stereotipo della battaglia tra Apple e Redmond citando non meglio specificate fonti vicine ai produttori di Windows.