Apple, guai all’orizzonte con le “Indie” Italiane?

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“Apple snobba le etichette indipendenti italiane”. La denuncia arriva dall’FIMI, la federazione dei discografici italiani che si compiace del lancio di iTunes, ma denuncia l’indifferenza nei confronti delle case discografiche locali. Per Cupertino un caso “Indie” anche nel nostro paese?

Apple snobba la musica italiana? A pensarla così é la FIMI, la Federazione Industria Musicale Italiana.

In una nota diffusa alle agenzie di stampa l’associazione dei discografici del nostro paese a margine del lancio di iTunes Music Store la FIMI si dichiara compiaciuta del fatto che “un altro distributore si affianchi a quelli già  presenti”, ma nel contempo lamenta che Apple non abbia neppure voluto incontrare l’industria musicale indipendente italiana.

Apple fin dall’apertura dei primi negozi on line ha avuto un rapporto non facilissimo con le etichette indipendenti. Le ragioni di ritardi e problemi nella stipula degli accordi risiedono essenzialmente nella tipologia del servizio che punta, prima di ogni altra cosa, su rapporto favorevole tra numero di brani e costo complessivo della gestione del servizio nel quale rientra anche la stipula di accordi il più possibile rapidi e onnicomprensivi. Di qui i contrasti con le cosidette “Indie”, le etichette indipendenti, con le quali sono stati stipulati accordi separati e successivi a quelli sottoscritti per dare il via effettivo al servizio.

Questa situazione, per alcuni versi tollerabile negli USA dove le etichette indipendenti hanno un impatto commerciale piuttosto modesto, è stata all’origine di diverse controversie in Europa dove invece questo tipo di editori ha un riscontro molto diverso. In Inghilterra, ad esempio, la gestazione del contratto é stata lunga e ancora oggi non giunta a regime.

In Italia e in altri paesi, come la Francia, dove la musica nazionale rappresenta una fetta di mercato molto consistente e dove le etichette indipendenti controllano artisti popolari in chiave locale, la necessità  di un accordo potrebbe essere in un tempo più urgente ma anche più difficile, per le dimensioni del mercato stesso e per la prevedibile resistenza delle stesse etichette. Le “Indie” italiane, forti di una fetta di fatturato più importante dal punto di vista percentuale rispetto a quelle di altri paesi dove la musica in lingua non ha un riscontro cosi cospicuo, potrebbero opporsi con successo ad accordi diversi da quelli praticati con le grandi major e in questo modo limitare il numero di brani a disposizione sullo store e, di conseguenza, la crescita del fatturato.

E che l’orizzonte non sia del tutto sgombro di nubi e che le etichette nazionali vogliano far sentire la loro voce lo lascia trasparire una dichiarazione di Enzo Mazza: “Siamo tra i primi sostenitori della diffusione di musica legale online – ha detto il presidente FIMI – ma se le piattaforme legali snobbano le etichette discografiche italiane commettono un grosso errore».