Apple: i negozi in pareggio a fine anno

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I negozi Apple arriveranno al punto di pareggio entro la fine dell’anno. Lo sostiene Cupertino che ammette: “Si tratta anche di un modo per rafforzare il nostro marchio”. Reazioni generalmente positive dagli analisti di mercato

Apple stima che negozi con il suo marchio potrebbero produrre il punto di pareggio già  alla fine dell’anno in corso. Lo ha sostenuto ieri in alcune interviste rilasciate a testate economiche il responsabile dei servizi finanziari di Apple, Fred Anderson.Secondo Anderson la catena di punti vendita avrà  una struttura e una rete tale da poter essere significativamente rilevante entro la fine dell’estate. A quel punto il gettito economico dei negozi aumenterà  progressivamente fino a portare in pareggio i costi di esercizio. Anderson si è spinto anche più in là  sostenendo che all’inizio del prossimo anno i negozi dovrebbero addirittura cominciare a produrre utili.Apple ha però rifiutato di fornire indicazioni sui volumi di vendita sostenendo di non avere ancora elaborato uno schema perchè il settore è totalmente nuovo per la società .Cupertino ammette però che l’investimento è rilevante, anche se non ai livelli indicati da alcuni giornali secondo cui i costi di affitto per i negozi sarebbero al di là  di ogni ragionevole previsione. Ad esempio, ha precisato Apple, non è vero che il negozio di McLean aperto ieri costa 500.000 dollari di affitto al mese, ovvero 1.1 miliardi. Al contrario Apple spende quella cifra per un anno intero di utilizzo degli spazi.I responsabili di Apple hanno poi ammesso e sottolineato nella giornata di ieri che i negozi non sono finalizzati solo a vendere prodotti ma anche a supportare una campagna di visibilità  e di rafforzamento del marchio.Il concetto è stato rafforzato da una serie di annunci che compariranno in diversi giornali americani questo sabato, il giorno di apertura dei due nuovi punti vendita (quello, già  citato, di McLean in Virginia e quello di Glendale in California). Più che una pubblicità  si tratta di un vero e proprio “manifesto programmatico” nel quale si fa sapere che la percentuale di mercato dei Mac è oggi del 5%, più alta di quella di Mercedes e BMW nel settore delle autovetture (negli USA) ma che questo non è ritenuto sufficiente da Apple. L’obbiettivo è aumentare questa percentuale, possibilmente raddoppiare dal 5 a 10%, convincendo i consumatori che i Macintosh consentono una esperienza informatica più ricca e più adeguata. “Per raggiungere questo obbiettivo – dice Apple nel suo annuncio – crediamo che il modo migliore sia aprire un nostro negozio nelle vicinanze di ciascuno di voi”Le prime reazioni alla decisione di Apple di aprire una sua catena di negozi sono state generalmente caute ma anche positive. La maggior parte degli analisti ritiene, in particolare, adeguata la scelta di dare visibilità  al marchio aggirando i rischi che i prodotti con il marchio della Mela corrono nei negozi despecializzati i cui commessi spesso non sono competenti o cui managers fanno scelte discutibili sulla collocazione delle aree dedicate al Mac, piazzate in qualche angolo nascosto.Chi invece avanza analisi più caute fonda i suoi dubbi sul fatto che il settore delle vendite al dettaglio è storicamente difficile da gestire per questioni di costi e di logistica e sul rallentamento delle vendite che ha colpito il mercato USA in questi mesi. Tra i commenti più negativi segnaliamo quello di BusinessWeek che stronca alla base la scelta di aprire un catena di negozi che secondo l’influente settimanale finanziario, non avrebbe possibilità  di successo per ragioni di carattere economico. Troppo alti i costi di gestione troppo bassi i profitti possibili.Ma al di là  di alcune posizioni estreme quasi tutti gli analisti paiono concordare sul fatto che se la scelta di Apple è quella di dare visibilità  al marchio e rafforzare la propria immagine, aprire negozi propri è una strada interessante a patto che Cupertino mantenga il numero dei propri punti vendita al di sotto di una certa soglia che le consenta di non invadere il terreno dei rivenditori tradizionali e di non superare un tetto di spesa che renderebbe irrazionale l’investimento.