Apple nella musica on line detta le regole

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Apple nel campo della musica on line ha stabilito regole del gioco che altri non riescono a sostenere. Troppo bassi i profitti dalle vendite di canzoni per consentire un profitto a chi non ha un business connesso ad esse. A guadagnarci sono solo le case discografiche. E chi controlla il mercato dei player.

La stretta che Apple impone sul mercato della musica digitale corre il rischio di mandare in fumo i progetti di chi spera di trarre un profitto del business delle canzoni on line. Questa l’opinione da Aram Sinnreich un analista di Radar Research, una società  specializzata in indagini di mercato e analisi dei trend di vendita.

Sinnreich, in un’interessante intervista rilasciata al giornale on line “The Street“, parte del presupposto che “vendendo canzoni a 99 centesimi l’una nessuno riesce a guadagnare”. Un’affermazione che sarebbe comprovata dal fatto che non ci riesce neppure Apple che domina il mercato e ha superato recentemente il miliardo di canzoni vendute. L’unica strada per trarre qualche profitto dal mercato della musica on line sarebbe il modello in affitto (“che ha guadagni di quattro volte superiori a quello della vebdita di canzoni singole”, dice Sinnereich), ma cambiare le abitudini della gente non è facile sia perchè Apple domina il settore con iTunes sia perchè Cupertino ha scelto il modello più famigliare alla gente, quello che si usa nella vita “reale” dove un Cd si compra e si possiede per sempre. “L’abbonamento – conferma Ross Rubin nel corso dello stesso articolo – richiede un’educazione dei clienti e cambiamenti nelle abitudini”.

Tutto questo in pratica significa che il futuro dei negozi di canzoni che fanno solo questa attività  è incerto e difficile. Chi porterà  a casa risultati saranno, secondo gli analisti, solo le aziende che usano il negozio per supportare altre attività ; Apple, ad esempio, vende canzoni per vendere iPod. I carrier di telefonia per suppportare il business dati e voce.

In prospettiva il futuro musica digitale non sarà  diverso, dunque, da quello della musica su Cd. Attualmente i negozi di dischi che riescono a spuntare un profitto sono molto pochi. Chi riesce ad avere una presa sul mercato sono quelli che si sono scelti un modello di business differente e usano la vendita di CD per supportare altre attività , come le grandi catene di distribuzione che usano il reparto dischi per convogliare i clienti verso altri che, al contrario di quello musicale, producono un profitto significativo.

Ovviamente questo discorso non vale per le case discografiche in sé. “La storia insegna – dice a The Street Neil Smith responsabile della strategia della musica digitale di Aol – che chi fa soldi nella musica é chi la musica la produce”. E il fatto che dei 99 centesimi incassati da Apple per la vendita di una canzone di iTunes 65 vadano ai discografici sembra essere la prova che gli analisti non si sbagliano.