Attacco alla rete

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La pirateria informatica esplora sempre nuovi confini. Lunedì è partito il più massiccio attacco della storia ai root server. Pochi disagi, molta preoccupazione

Lunedì è stato registrato il più massiccio attacco di tipo Distributed Denial-Of-Service (DDOS Attack) della storia di Internet mai rivolto ai root server. I risultati si sono fortunatamente rivelati assai modesti.

Un attacco DDOS cerca di mettere un ginocchio un server tramite una quantità  di richieste troppo elevata da soddisfare, e in questo caso è stato sferrato contro i cosiddetti “root servers”, che sono 13 (denominati ogniuno conuna lettera dell’alfabeto dalla A alla M) e sono distribuiti in varie zone del globo.

I root servers sono i computer che si occupano di tradurre i nomi di dominio in indirizzi IP numerici, che sono quelli realmente usati per indirizzare il traffico.

L’attacco è stato assorbito senza danni evidenti per gli utenti grazie a due motivi: la suddivisione del lavoro tra i 13 root servers e il funzionamento del Domain Name System, che è strutturato “a buccia di cipolla”: le richieste di risoluzione dei nomi di dominio vengono prima rivolte a server locali, i quali mettono in una memoria cache gli indirizzi che non sono loro noti e per i quali è stato necessario effettivamente rivolgersi ad uno dei root servers. In questo modo la successiva richiesta dello stesso tipo viene risolta localmente.

Nessun utente ha riscontrato problemi evidenti, infatti la raggiungibilità  totale dell’insieme dei root servers è scesa solo al 94%, rispetto all’usuale livello vicino al 100%.

[A cura di Marco Centofanti]