C/Net: “Jobs vale tanto oro quanto pesa”

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Il lavoro di Jobs alla Apple quanto vale? La domanda, che minaccia di essere il tormentone dell’anno, se la pone in un servizio C/Net che approfitta della ricompensa “una tantum” ricevuta dal CEO di Apple per una riflessione sul fenomeno dei “multimiliardari in un giorno” creati dall’esplosione di Internet. E le argomentazioni, una volta tanto, non vanno tutte a sfavore di Jobs.

C/Net, infatti, nota che a Jobs ci sono voluti 25 anni per scalare la invidiabile classifica dei super-ricchi dell’informatica. Ad altri sono bastati pochi mesi e senza avere ancora dimostrato quello che è stato capace di fare Jobs. Non solo l’attuale responsabile di Apple ha messo in piedi una società  che dura oramai da più di due decenni, ma al suo ritorno ha letteralmente salvato dal naufragio la scialuppa piena di buchi che stava affondando trasformandola in un transatlantico che solca sicuro le acque difficili e insidiose del mondo dell’informatica. Al suo confronto i molti multimiliardari degli ultimi quattro anni sono seduti su pacchi di dollari realizzati su prospettive invece che su fatti concreti.
E’ il caso di società  come Amazon, 23 miliardi di dollari di valore sul mercato, il cui fondatore Jeff Bezos possiede azioni per 5.7 miliardi di dollari quando la sua società  fattura 1.6 miliardi di dollari l’anno e ha perso nel corso dell’anno passato 720 milioni di dollari. I due responsabili di Yahoo, Jerry Yang e David Filo, hanno insieme 6 miliardi di dollari in azioni di una società  che ha un valore di mercato di 86 miliardi di dollari, ma che fattura 589 milioni di dollari l’anno con un profitto di soli 61. Apple, al confronto, ha un valore di mercato molto più piccolo (18 miliardi di dollari, un quinto di quello di Yahoo) ma un fatturato che è di gran lunga superiore a quello della più grande della società  dell’economia di Internet: 6.100 milioni di dollari (10 volte quello di Yahoo) e profitti di 601 milioni di dollari (anche in questo caso di dieci volte superiore a quello della società  di Yang e Filo.
Viste queste premesse è difficile dubitare che Jobs sia stato superpagato e che le azioni che si è messo nel cassetto siano state una ricompensa esagerata anche se è altrettanto vero che il profitto tratto da Jobs dalla rinascita di Apple gli è giunto non come fondatore ma come “dipendente” (le virgolette sono d’obbligo…). Tutti i suoi colleghi multimiliardari (ma sarebbe meglio dire multi millemiliardari) si sono arricchiti come fondatori delle stesse al momento in cui sono andate in borsa. Jobs, invece, vendette tutte le azioni che aveva di Apple (il 9%) prima del ritorno in Apple per la scarsa fiducia che nutriva nel consiglio di amministrazione di allora.