C’è un diavolo in me

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Un emulatore Palm su Pocket PC. La pazza idea viene ad uno sviluppatore inglese e a Redmond inorridiscono: “Una cosa inconcepibile”.

Tutti i programmi di Palm su PocketPc grazie ad un emulatore creato da uno sviluppatore svedese, George Andre.
L’applicazione sarebbe arrivata a buon punto tanto da essere già  in grado di eseguire la maggior parte delle applicazioni al 70% della velocità  con cui esse girano su piattaforma nativa. In futuro però Andre conta di portare le prestazioni ad un livello decisamente superiore.
La notizia ha colpito il mondo dei palmari ma non ha riscosso entusiasmo nè da parte di Palm (ovviamente) nè da parte di Microsoft. La società  di Santa Clara teme che se l’emulatore prendesse piede potrebbe essere ridotto in maniera sostanziale l’apporto economico dalla vendita di hardware, da Redmond invece si crede che non sia questo il modo migliore per convogliare sulla piattaforma PocketPc gli sviluppatori di cui essa ha bisogno. Proprio da Microsoft arrivano i commenti più negativi alla notizia. “Si tratta di una cosa fuori da ogni logica. Sarebbe come mettere il motore di una Yugo (che tradotto nel gergo Italiano sarebbe come dire di una Printz) dentro ad una BMW. Il nostro dispositivo è capace di fare cose che il PalmOs non si sogna neppure”.
E’ probabile, in ogni caso, che gli sforzi di Andre possano scontrarsi con problemi legali. L’uso dell’emulatore presuppone la copia delle ROM di un Palm e questo è ovviamente non consentito. L’unica cosa che sarebbe possibile fare rispettando la legge sarebbe trasferire da un Palm la copia delle ROM su un PocketPc, ma per fare questo bisognerebbe acquistare un Palm e poi un PocketPc perchè solo il legittimo acquirente di un Palm (che di fatto ha acquistato anche le ROM incluse nell’hardware) ha il diritto di attuare questa operazione.
Gli analisti del settore credono che l’emulatore non sia un grande affare, almeno non sarà  un software con larga diffusione. Gli unici che potrebbero avere qualche interesse nel suo utilizzo potrebbero essere le grandi realtà  industriali costrette a supportare sia l’uno che l’altro standard. Dotare i dipendenti di uno solo palmare potrebbe essere una buona soluzione.