Case discografiche ed Apple, fratelli coltelli

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Le case discografiche ed Apple amici per forza? Tra battaglia sul prezzo fisso imposto da Cupertino e voglia dei produttori di liberarsi dall’ingombrante predominio della Mela, un articolo di C/Net getta lampi di luce su un orizzonte nascosto.

Le case discografiche americane sono sempre più insofferenti del dominio di Apple sulla musica digitale ma non non sanno come fare a meno di Cupertino. Questo lo scenario dipinto da un articolo pubblicato oggi da C/Net che traccia un interessante “dietro le quinte” del difficile rapporto tra la casa della Mela e le grandi case di produzione.

A testimoniare lo stato di disagio e la tensione, che parte dal rifiuto di Apple ad aprire iPod ai formati concorrenti e finisce con la politica del prezzo fisso per canzone, tra le due parti è un anonimo manager di una grande casa discografica. “La situazione è spiacevole – dice a C/Net facnedo riferimento a Steve Jobs – c’è un solo uomo a decidere e nessuna casa disografica è in grado di dirgli: non avrai il nostro catalogo a meno che non tu non apra FairPlay a Windows”.

Le case discografiche, come accennato, sono molto preoccupate anche per il fatto che Apple non recede sul costo unico per tutte le canzoni, sia si tratti di vecchi titoli che di hit da classifica. Ma anche qui nessuno pare in grado di obbligare Cupertino a modificare la sua filosofia.

Il disagio, scrive C/Net, è tanto più grande perchè all’atto di firmare l’accordo con Jobs i discografici pensavano di tenere in pugno la situazione, forti del fatto che Apple con meno del 5% del mercato potesse semplicemente rappresentare un esperimento nella liberalizzazione della vendita di canzoni su Internet. Ma ora, con l’apertura a Windows, iTunes controlla il 70% del mercato della musica digitale, e il rapporto di forza si è invertito con Apple che é in grado di guidare le danze e le case discografiche che devono adeguarsi.

Le contorsioni per liberarsi dal giogo, sostiene C/Net, stanno portando le case discografiche sempre più vicine al mondo della telefonia. In questo ambito non esiste un solo protagonista e, soprattutto, i clienti che comprano a man bassa suonerie non solo non hanno nulla da dire se una canzone costa più di un altra, ma arrivano a pagare brani di una canzone più di quanto non costi una canzone intera.

Il patto con le società  che si occupano di telefonia cellulare potrebbe contare anche sulla volontà  da parte dei carrier di controllare il business della musica digitale, tagliando fuori Apple e il suo store. Questo obbiettivo potrebbe essere perseguito facilmente, visto il controllo che i carrier hanno sull’hardware. Basterebbe loro rifiutare la distribuzione diretta, a prezzo ridotto, di telefoni compatibili con iTunes per indurre gli stessi produttori di telefoni ad escludere le tecnologie di Apple ed andare incontro alle richieste dei carrier. Questa eventualità  sembrerebbe essere già  stata presa in considerazione stanti le difficoltà  che Motorola pare trovare nel commercializzare il telefono che ha costruito con Apple.