Continua la caccia a Worker Bee

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Continua la caccia a Worker Bee. Apple conferma di avere presentato un esposto anche contro Yahoo per ottenere i dati necessari a rintracciare l’anonimo che ha postato immagini dei nuovi Mac su alcuni siti pubblici. Quali le possibilità di risalire alla sua identità?

Ora è confermato ufficialmente. Apple ha presentato un esposto anche contro Yahoo Inc. per ottenere i logs di chi ha postato su Geocities (un servizio di Yahoo) le immagini di prodotti non ancora rilasciati.
La conferma a quanto alcuni siti, tra cui anche il nostro, avevano scritto qualche giorno fa giunge dalla corte di Santa Clara dalla quale, per iniziativa del giudice Gregory H. Ward è stata emessa la disposizione ingiuntiva. La disposizione nei confronti di Yahoo è finalizzata ad ottenere gli strumenti legali per risalire all’IP e dunque all’identità  del un sedicente Worker Bee (Ape Operaia) cui facevamo riferimento nelle notizie di ieri, un anonimo che utilizzando la combinazione di siti su Geocities e post alla BBS di AppleInsider ha rivelato con largo anticipo alcuni dei prodotti che sono poi stati presentati al MacWorld Expo.
“Quello che è stato rivelato da Worker Bee – sostiene il l’investigatore sulla sicurezza aziendale di Apple, Robin Zonic – sono segreti industriali, noti solo ad un gruppo che ha firmato un contratto NDA (non disclosure agreement, ovvero un accordo per non rivelare quanto appreso). Questo ha causato danni irreparabili ad Apple. Attraverso il nostro sistema di indagine interna non siamo riusciti a risalire all’identità  di “Worker Bee” e, dunque, chiediamo l’intervento di un tribunale per ottenere le informazioni necessarie ad appurarne l’identità , a recuperare i danni subiti e ad impedire che in futuro si possano ripetere episodi simili”.
Ma quali sono le possibilità  per Apple di risalire attraverso l’ingiunzione a Yahoo alla vera identità  di Worker Bee? Poche, secondo l’esperto di sicurezza Elias Levy, di Security Focus. “Se solo ha avuto un minimo di cervello – ha dichiarato Levy a Wired – si è registrato sotto falso nome e ha utilizzato un computer differente da quello che usa al lavoro”. Il massimo sperabile da Apple è quindi di risalire all’attività  di Worker Bee su Geocities, ore di posting e l’indirizzo IP del suo provider. In questo caso potrebbe essere possibile risalire al numero di telefono da cui la “talpa” ha effettuato le sue connessioni ad Internet. “Ma le possibilità  di scovare il responsabile restano in ogni caso al 50% – ha detto ancora Levy – molti ISP mantengono i logs per mesi, altri solo per qualche giorno. Altri ancora, come i Free ISP, non hanno procedure per identificare chiaramente gli utenti che utilizzano i loro servizi. Se Worker Bee ha usato, ad esempio, NetZero è altamente improbabile che si risalga a lui”.
Ma chi sarebbe Worker Bee nell’opinione degli esperti e degli osservatori. “Potrebbe essere una persona interna alla società  – dichiara sempre a Wired David Morgenstern, che nel suo ruolo di ex direttore di MacWeek era solito pubblicare con largo anticipo le caratteristiche dei prodotti non ancora rilasciati da Apple – un dipendente scontento per quale motivo, oppure qualcuno che crede di fare opera di pubbliche relazioni oppure qualcuno che, utilizzando informazioni riservate, cerca di manipolare i prezzi delle azioni di Apple. Infine non è neppure detto che sia qualcuno all’interno della società . Potrebbe essere anche semplicemente un individuo che ha avuto accesso ai questi segreti in via accidentale”.
Dopo la serie post incriminati alla BBS di AppleInsider, Worker Bee aveva annunciato lo scorso 29 luglio che sarebbe sparito per qualche tempo “fino a quando non ci sarebbe stato altro da dire”.