Copiare software è reato, ritirata la pubblicità 

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Ricordate lo spot della BSA? E’ stato bloccato, ritirato e riconosciuto illegale.

Lo abbiamo visto sulle reti televisive Mediaset, in intere pagine di giornali specializzati e generalisti ma fin anche in banner sul web, che cosa? La campagna pubblicitaria di BSA, Business Software Alliance, ovvero l’associazione che riunisce tutti i maggiori produttori di software commerciale per combattere la pirateria e perseguire le azioni illegali contro chi la pratica.
La campagna era partita l’ottobre scorso in concomitanza con lo Smau ma ora dovra’ essere riformulata se vorrà  essere ancora riproposta.
La BSA riunisce a livello mondiale il meglio dell’informatica (Apple e FileMaker comprese), in Italia ha ottentuto un nuova e più severa legge sul diritto d’autore.
Il Giurì chiamato a giudicare lo spot “copiare software e’ reato” per l’Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato, dopo un regolare esposto, lo ha condannato e quindi fermato per pubblicita’ ingannevole “prot. /am – 588 …il messaggio televisivo non e’ conforme agli artt. 2 e 8 del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria, e ne ordina la cessazione”.
La ragione fondamentale e’ la mancata considerazione del software non commerciale dimenticato dallo slogan “copiare software e’ reato”; il giurì, dunque, ha riconosciuto che esiste un numero eccezionale di prodotti, non realizzati dalle multinazionali e dai grandi gruppi, che prolifera per la forza di volonta’ di sviluppatori autonomi che in tutto il mondo sfornano freeware (gratuito) e shareware (da poche decine di migliaia di lire. Questo software può, legalmente, essere copiato e distribuito a patto di pagare i diritti (quando essi sono richiesti). Al contrario lo spot avrebbe potuto lasciare intendere che non è così e danneggiare il sistema di distribuzione dello shareware e del freeware che si basa proprio sulla “copia” autorizzata dei prodotti