Crisi, la disoccupazione colpisce la Silicon Valley

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Crescono i senza lavoro nell’industria hi-tech, superando la media nazionale Usa. E molti si proiettano in altri settori, cercando vie alternative.

Il mondo della tecnologia ha attratto negli ultimi dieci anni decine di miliaia di talenti. Adesso, con la crisi che da un anno e mezzo sta piagando gli Stati Uniti (oltre al resto del mondo) sta nascendo un problema. Il livello di disoccupazione tra gli uomini e le donne hi-tech è superiore alla media Usa, e molto cercano scampo cambiando nettamente settore.

Per quasi un anno il tasso di disoccupazione degli hi-tech era rimasto infatti sotto controllo. Poi, però, sono iniziati i tagli dei grandi, da eBay a Microsoft, e la media della disoccupazione Usa e californiana sono state abbondantemente superate. Adesso, infatti, le specialità  hi-tech nella Silicon Valley sono disoccupate per l’11.8%, superando per la prima volta la media della California (11,6%) e quella degli Usa (9,7%).

Gli unici settori che nella Silicon Valley stanno mostrando un miglioramento dal punto di vista occupazionale sono quello medicale, quello delle tecnologie per l’efficienza energetica (solare ed eolico).

Molti dei lavori hi-tech che vengono persi nella Silicon Valley vengono esternalizzati in paesi emergenti, dove sta di nuovo crescendo il mercato dell’offshoring tramite outsourcing. Questo è interessante per chi si trova a lavorare in questo settore, ovviamente, ma anche per i nuovi settori dell’energia rinnovabile e del comparto medicale (sempre più bisognoso di tecnologie sviluppate di gestione ed operative), che adesso può “pescare” tra un numero crescente di talenti.