Divorzio tra Apple e la Camera di Commercio USA sulle politiche verdi

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Lunedì Apple ha inviato una lettera alla Camera di Commercio USA comunicando la propria uscita dall’associazione a causa di politiche e strategie incompatibili per la tutela dell’ambiente. Alle iniziative private e alle linee guida dell’EPA la Camera di Commercio preferisce un approccio più organico e un intervento legislativo diretto dello stato.

“Stiamo lavorando duramente per ridurre le emissioni di gas serra impiegando energia rinnovabile nei nostri impianti e progettando prodotti più efficienti per i nostri clienti” spiega la lettera inviata da Apple alla Camera di Commercio statunitense lunedì per comunicare la propria uscita dall’associazione. Catherine Novelli, vice president worldwide government affairs di Apple comunica alla Camera che Apple “si oppone fermamente ai recenti commenti della Camera che respingono gli sforzi dell’EPA per limitare le emissioni dei gas serra” dichiarando inoltre che “Apple sostiene la regolazione per le emissioni dei gas serra, ed è frustrante rilevare che la Camera è in disaccordo con i nostri sforzi”.

Il divorzio tra Apple e la Camera di Commercio USA è contenuto nelle ultime righe della lettera; “Preferiremmo che la Camera adottasse una posizione più progressiva circa questo problema critico e che svolgesse un ruolo costruttivo nell’affrontare i problemi del clima”. In definitiva la posizione di Cupertino e quella della Camera di Commercio sulla salvaguardia dell’ambiente e la riduzione dei gas serra risultano inconciliabili, da qui la scelta di Apple di rassegnare le dimissioni dall’ente.

Nelle ore successive all’abbandono di Apple, Thomas Donohue Presidente della Camera ha scritto una lettera piuttosto stizzita indirizzata direttamente a Steve Jobs. Nella missiva il Presidente si dichiara spiaciuto che Apple non abbia voluto comprendere la posizione della Camera, rinunciando così ad adottare un approccio più moderno per risolvere il problema del cambiamento climatico. Donohue passa poi a criticare la proposta attualmente al vaglio del Congresso sostenendo che “provocherà  la perdita di lavoro per gli Americani e il trasferimento della produzione dei gas serra all’estero, di fatto azzerando qualsiasi beneficio per il clima”.

Ricordiamo che Cupertino è solo l’ultima delle grandi aziende che hanno scelto di abbandonare il tavolo dei colloqui o addirittura hanno rinunciato di far parte della Camera di Commercio USA: tra le altre ricordiamo Pacific Gas & Electric, Exelon, PNM Resources. Per tutte queste società  e anche per Apple il disaccordo con la Camera di Commercio è nato sulla base delle proposte dell’EPA per la riduzione dei gas serra. Alle iniziative private o elaborate all’interno delle singole società  o enti, la Camera di Commercio preferisce un approccio più monolitico e dettato direttamente dallo stato tramite un quadro legislativo completo.

Viceversa un numero sempre crescente di società  statunitensi tra cui anche Cupertino investono tempo e denaro per eliminare prodotti nocivi, ridurre le emissioni di Co2 e in generale per adottare un approccio molto più verde ed ecologico. Questo anche in assenza di precise indicazioni o di leggi specifiche. La questione “verde” è diventata ormai un punto centrale nelle strategie delle aziende: dopo le critiche sollevate da Greenpeace contro Cupertino alcuni anni fa, Apple ha modificato completamente la propria strategia “green” raggiungendo risultati importanti. Ricordiamo il dettagliato esame sulle emissioni pubblicato online da Apple negli ultimi giorni di settembre. Si tratta di uno studio approfondito, molto probabilmente il più approfondito mai rilasciato da una società , in cui Apple evidenzia una notevole disparità  tra le emissioni percentualmente ridotte relative alla produzione e ai propri stabilimenti, confrontandole con il calcolo delle emissioni stimate generate per l’intera vita utile dei propri prodotti. Lo studio approfondito della Mela ha generato grande eco non solo nel mondo IT ed ha ottenuto anche l’approvazione di Greenpeace.