EXPO: Nuovi processori negli iBook!

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Nessuno sembra essersene accorto ma la revisione degli iBook ha portato al debutto anche i nuovi chip PPC 750CX di IBM. Minor consumo, costi più bassi e cache di secondo livello direttamente sul chip. Molte rose ma anche qualche spina. Ecco perché

Nessuno se n’è accorto e Apple, incredibilmente, non ha dato alcuna pubblicità  alla cosa, ma la vera novità  più grande dei nuovi iBook non è nè nella FireWire, nè nell’uscita video nè nei nuovi colori, ma nel processore.
All’interno del portatile di Cupertino infatti non pulsa più il tradizionale PPC750 ma il suo successore, il PPC750CX.
Si è avverato, dunque, quanto il nostro sito aveva predetto fin dallo scorso maggio quando, contro quello che sostenevano alcuni siti più rispettati e venerati del nostro, cominciammo ad avanzare l’ipotesi che il nuovo chip sarebbe stato utilizzato in autunno alla prima revisione del portatile di fascia bassa. Ipotesi che abbiamo avanzato ancora non più tardi di due giorni fa.
Stupisce (ma forse non troppo, come si comprenderà  prima della fine di questo articolo) che per apprendere del cambiamento è necessario spulciare la documentazione tecnica per gli sviluppatori resa disponibile proprio oggi sul sito a loro riservato. Davvero poco comprensibile tanta poca cura nell’evidenziare questa modifica strutturale se si considera, sull’altro fronte, quanta enfasi aveva posto la scorsa primavera IBM nell’evidenziarne le caratteristiche decisamente avanzate rispetto al “vecchio” PPC 750. In realtà  lo stupore dovrebbe cessare se si considera che per le sue caratteristiche intrinseche e per la cache di secondo livello meno generosa il processore in uso nei nuovi iBook ammortizza gli effetti dello speed bump che a conti fatti è meno generoso di quanto non dicano i puri MHz.
Ma andiamo per ordine elencando, in primo luogo, i vantaggi del PPC 750CX. Il chip, prodotto come detto da IBM, è più piccolo, meno assetato di energia, meno caldo e meno costoso. Per questo sono state impiegate nuove tecnologie come ad esempio uno strato di rame per la dispersione di calore e l’eliminazione di connettori per cache di secondo livello esterna. Quest’ultimo accorgimento – come spiegava IBM nel corso lo scorso giugno all’Embedded processor forum – ha ridotto il numero di pins (256 invece di 360 del 750) e le dimensioni. Ora con la cache interna il PPC 750CX ha una dimensione di 42 millimetri quadrati contro i 40 del 750 senza cache. Le dimensioni ridotte consentono di produrre più chip da un singolo wafer di silicio e dunque di ridurre i costi.
Purtroppo questa tecnica e veniamo ai risvolti negativi, non consente di impiegare più di 256 Kb di cache di secondo livello senza incidere significativamente sui costi e sulle dimensioni. Un PPC 750CX con 512 kb di cache di secondo livello on board sarebbe del 33% più grande di quello con 256 kb e costerebbe il 40% in più.
La dimensione ridotta della cache e l’impossibilità  di montare una cache esterna minimizzano quindi il vantaggio in termini di velocità  della cache on board (che gira alla stessa velocità  del processore, invece che alla metà  come negli attuali PPC 750) e quella della FPU. Infatti, precisa IBM in alcuni documenti tecnici, nonostante a parità  di cache i 750CX battano di circa il 5% i 750 di ieri, nell’uso quotidiano la differenza si ribalta a favore dei predecessori. Questo perchè normalmente un computer con G3 ha anche una cache di secondo livello di 512 o 1 MB il che determina prestazioni superiori di circa del 5% rispetto al CX che può solo usare, come accennato, solo cache da 256 kb.
Questo, di fatto, significa che l’iBook a 466 MHz vale a conti fatti in termini di pura velocità  come un iBook con PPC 750 da poco più di 430 e che un iBook da 366 come uno da 340.
La situazione dovrebbe cambiare con il rilascio del PPC 750CXe. Il chip, un’evoluzione del 750CX, sarà  rilasciato all’inizio del prossimo anno e avrà  un circuiti da .18 micron e un processo di produzione affinato che gli consentirà  di girare a velocità  più alte. Secondo IBM a velocità  superiori a 550 MHz il CXe batte anche gli attuali 750 che girano alla stessa velocità , dunque un computer dotato di PPC 750CX da 600 MHz e 256 kb di cache sarà  più veloce di uno dotato di un (ipotetico) G3 attuale con gli stessi MHz e 512 kb di cache. Fonti di IBM riferiscono che il CXe dovrebbe essere rilasciato in lotti da 550 a 750 MHz verso la fine dell’anno in corso.
Queste precisazioni ci lasciano supporre che il PPC 750CXe potrebbe essere il chip di riferimento per i PowerBook dell’anno 2001. I portatili di fascia alta, se le nostre previsioni si dimostreranno esatte, potrebbero essere rilasciati nel febbraio del prossimo anno a velocità  da 600 e 700 MHz a meno che Apple non decida di adottare i processori i G4 di Motorola, ma vista la mossa attuata con gli iBook l’ipotesi ci appare al momento piuttosto improbabile.