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2000 miliardi del valore di un’opzione sull’acquisto di azioni e 80 miliardi per un aereo sono un bonus “una tantum” o un compenso? Per chi li incassa non fa una grande differenza, ma la differenza, e non da poco, la fa per chi la cifra la sborsa. Registrando l’uscita di cassa come “una tantum”, infatti, il pagamento non viene registrato nel conto dell’anno, considerandolo come pagamento invece sì. Un trucchetto che sta diventando sempre più popolare tra le corporations americane e che quando si tratta di cifre come quelle che abbiamo appena citato consente di stravolgere letteralmente i dati che vengono presentati agli azionisti. Ad applicarlo, questa volta, è stata Apple con la sua “gratificazione per il grande lavoro compiuto a beneficio degli azionististi” a Steve Jobs. A lanciare ombre e qualche stilettata alla società  di Cupertino è il San José Mercury Times che fa un po’ di conti in tasca all’iCeo e alla società .

“Il modo con cui Apple ha ricompensato Jobs – si legge nell’articolo – sostanzialmente differente dai compensi che ricevono altri CEO, mostra efficacemente uno dei trucchi, in parte controversi, con cui vengono gestite le ricompense dei dirigenti e come le società  operano a vantaggio dei loro CEO. L’esempio di Apple – continua il giornale – mostra chiaramente quale ritorno possano avere sui risultati finanziari e il valore del azioni, regole non lineari e imprecise nella gestione del bilancio”. Secondo il giornale, infatti, se quanto concesso a Jobs fosse stato calcolato come pagamento e non come uscita “una tantum” i risultati del primo quarto sarebbero stati più bassi, invece che più alti, di quelli dello scorso anno, e questa cattiva notizia avrebbe depresso il titolo alla Borsa di Wall Street.
La notizia è tornata a suscitare nuove polemiche, puntualmente riprese dal giornale, sull’equità  del compenso riscosso dal CEO di Apple. “Il solo Gulfstream – commenta l’esperto in retribuzioni di top manager Graef Crystal – vale 36 milioni di dollari l’anno per 2 anni e mezzo. Di contrasto non uno di 854 CEO di grandi società  da me analizzate supera i 14,5 milioni di dollari l’anno”. Al valore del jet si aggiungerebbe il valore delle opzioni ricevute per 10 milioni di azioni, non calcolabile con precisione. “Ma si può stimare – dichiara ancora Crystal – a seconda di che cosa accadrà  nelle prossime settimane, in una cifra che va da 387 a 664 milioni di dollari. Nessuno, per quello che io ne so, ha mai ricevuto un valore tanto alto in opzioni”. Ma anche qui Apple non ha fatto male i suoi conti.
L’articolo, infatti, prosegue spingendosi nel dettaglio sugli effetti che l’esercizio dell’opzione potrebbe avere sulle tasse che deve pagare Apple e sul ritorno sull’andamento del mercato azionario. La decisione di concedere opzioni sulle azioni, invece che un pagamento, a conti fatti sarebbe dunque convenuto sia a Jobs che alla Apple.
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