Google Music, secondo le case discografiche ha note stonate

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Google ha lanciato Music senza l’accordo delle case discografiche, che avrebbero voluto dettare le loro condizioni per offrire quanto richiesto da Mountain View. Ecco i punti nevralgici sui cui si è consumata la rottura.

Non è un mistero che il lancio di Google Music sia stato costellato da notevoli difficoltà da parte di Mountain View nel trovare un accordo soddisfacente con le case discografiche, tanto che alla fine – come in precedenza già scelto da Amazon – il servizio è stato lanciato come un semplice spazio di archiviazione online su cui caricare i propri brani da ascoltare in streaming. 
Hollywood Reporter spiega in maniera più dettagliata quali sono state le problematiche che hanno influito sul mancato accordo fra Google e le major musicali.

In primo luogo si sarebbe trattato di una mera questione economica: la case discografiche volevano un pagamento anticipato per il servizio. Fino a qui nessun problema, finché alcune di esse avrebbero voluto essere pagate più di altre. Le “altre”, venute a conoscenza della cosa, avrebbero anch’esse richiesto una cifra più alta, e così a catena fino a rendere il prezzo troppo alto, mentre anche le indipendente richiedevano di avere lo stesso trattamento delle major.

In seguito le case discografiche avrebbero fatto leva sull’accordo per ottenere privilegi sul motore di ricerca, richiedendo in cambio a Google di rimuovere del suo indice di ricerca tutti i link che potessero agevolare la pirateria, richiesta ovviamente inaccettabile per Google.

Infine non tutte le major desiderano la nascita di un forte competitor di Apple, che sarebbe preferito non solo per la presunta maggior qualità del suo futuro servizio musicale online, ma anche per la sua maggior disponibilità a negoziare sui termini economici.

Questo soprattutto perché molte case discografiche considerano l’arrivo di un competitor non come una fonte aggiuntiva di guadagno, ma semplicemente come uno spostamento dello stesso da una fonte già esistente (l’iTunes Store) ad una nuova. Quindi alcune label non vedevano un reale guadagno dietro all’operazione.

A questo si aggiunge anche l’indecisione di Google sul progetto, che inizialmente sembrava essere partito come un semplice servizio di streaming online per poi evolversi con uno strumento aggiuntivo di archiviazione a funzionalità avanzate.

Ora manca solo all’appello Apple che, almeno secondo le previsioni, dovrebbe presentare il suo servizio musicale quest’estate, servizio definito da chi ne ha già visionato il funzionamento migliore dei concorrenti Amazon e Google.