Grand Central Dispatch diventa open source

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Apple immette nella sfera del codice libero la tecnologia di parallelizzazione che è stata inaugurata con Snow Leopard, seguendo come di consueto la licenza Apache 2.0. Si tratta di una delle tecnologie ritenute chiave per il futuro dell’azienda.

Grand Central Dispatch è una delle tre grandi tecnologie alla base di Snow Leopard e una delle leve più usate per il marketing della nuova edizione del sistema operativo di Apple, insieme ai 64 bit e a OpenCL (utilizzo della scheda video per operazioni prima dedicate del processore). Da adesso è diventata patrimonio comune di tutti gli sviluppatori grazie all’open source e alla licenza Apache 2.0

La mossa di Apple è coraggiosa, dato che si tratta di una di quelle tecnologie che potrebbe essere definita non solo “segreto industriale” ma anche uno dei gioielli della nuova corona dell’azienda. Invece, la decisione è stata presa per fare in modo che ci sia la maggior adozione possibile di questa tecnologia che tratta in maniera innovativa il modo in cui viene utilizzato il processore multicore da parte dei programmatori.

Infatti con Grand Central Dispatch siglato GCD, lo sviluppatore non deve più cercare di parallelizzare il software per poter sfruttare il calcolo su core differenti (di cui a priori non può neanche sapere il numero), bensì fa affidamento su un sistema più semplice e immediato di divisione in piccoli carichi di lavoro nel software stesso, riferiti alle API del sistema operativo con GCD. In questa maniera è il middleware di Apple ad occuparsi di gestire la parallelizzazione sulla macchina hardware in base al numero di core e alle altre risorse disponibili.

Una diffusione abbastanza ampia di questa tecnologia, come è già  successo per WebKits e altro, permette sicuramente ad Apple di ottenere non solo una buona fama nel mondo dell’open source, ma anche di veder sviluppare ulteriormente i suoi progetti, sia in termini di potenza tecnologica che di adozione sul mercato.