Hacker attaccano il sito di Foxconn

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Hacker hanno attaccato il sito di Foxconn, società cinese che realizzata per grandi produttori (inclusi Apple, Intel,  HP, Dell Sony e Nokia) vari prodotti elettronici. La società è sotto pressione per una lunga serie di suicidi, tentativi di suicidi e incidenti  capitati negli impianti di assemblaggio.

Alcuni hacker hanno attaccato il sito di Foxconn, società cinese che realizzata per grandi produttori (inclusi Apple, Intel,  HP, Dell Sony e Nokia) vari prodotti elettronici. La società è sotto pressione per una lunga serie di suicidi, tentativi di suicidi e incidenti  vari capitati negli impianti di assemblaggio. L’ultimo incidente qualche giorno addietro: questa volta a rimetterci la vita è stato il diciannovenne Li Hai, che lavorava da soli 42 giorni al training center Foxconn e che alle 6:20 del mattino di lunedì si è gettato da uno stabile della fabbrica. Associazioni e attivisti locali da tempo ribadiscono le pessime condizioni lavorative presso gli stabilimenti dell’azienda. Terry Gou, presidente di Foxconn è sicuro che l’azienda “non offre attive condizioni di lavoro” e si è limitato finora a dichiarare di sperare di “riuscire a stabilizzare presto la situazione”.

Shangailist riporta che il sito Foxconn è stato ora attaccato e sulla home page è comparso un testo  cinese con frasi sarcasitche del tipo: “Non ti senti bene oggi? Non ce la fai ad andare avanti? Vuoi sapere come ci si sente a lanciarsi dall’edificio dei suicidi? Foxconn offre l’ambiente ideale per questo tipo di esperienze, garantendo la copertura stampa e la diffusione del tuo nome per migliaia di chilometri. Cosa aspetti? Prendi la cornetta e chiama Foxconn.  Hotline per le richieste 514514514” (la pronuncia di 514 pare che in cinese suoni simile ad “Io voglio morire”).

Gran parte delle operazioni di Foxconn sono ubicate a Shenzhen, nella Cina meridionale, in un complesso nel quale vivono e lavorano oltre 300mila persone. Già a luglio del 2006 Apple apri un indagine sulle condizioni di lavoro negli stabilimenti, intervistando i manager e dipendenti, verificando gli straordinari e gli stipendi e altri ambiti necessari a capire se venissero applicati i codici di condotta richiesti ai fornitori. E’ probabile che Apple e altri marchi apriranno altre indagini e obbligheranno il produttore cinese a cambiare le regole. In alternative i partner potrebbero costruire stabilimenti in proprio operando con parametri superiori e più consoni agli standard del resto dell’industria.

[A cura di Mauro Notarianni]