IBM, un progetto per sciogliere la Babele di lingue di Internet

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Sta nascendo la Babele della rete: con l’aumentare di peso dei paesi emergenti, che parlano brasiliano, russo, indiano, cinese e decine di altri idiomi, il web non è più “anglocentrico”. E nasce il problema di come fare a capirsi. Ecco che arriva il progetto n.Fluent di Ibm, che promette di risolvere questo e molti altri problemi linguistici.

Cercare di risolvere il problema tra le lingue soprattutto sul web, che con l’espandersi di internet fuori dai confini dei paesi occidentali e tra gli emergenti sta diventando una Babele. Ecco qual è il vero problema. Un nuovo concetto che emerge è quello di un web semantico nel senso che le pagine e i contenuti siano traducibili automaticamente da una lingua all’altra. Cercare cioè di mettere la lingua comune non più sui server, ma nei browser di chi naviga: codici, tag, metainformazioni che facilitino comprensione e traduzione. Ma non c’è solo la fantascienza

Ibm sta infatti facendo progressi con la sua tecnologia n.Fluent, il cui scopo è permettere tradizioni simultanee automatiche tra persone di lingue diverse. Il progetto, cominciato con 10 innovatori interni che hanno convinto il ceo di Big Blue, Sam Palmisano a provarci, è ancora interno ma sta arrivando a un punto di svolta. In futuro diventerà  un prodotto commerciale. Tutto questo fa parte di un trend più ampio per cercare di domare le differenze che emergono visibili ogni giorno nel web.

Adesso il progetto n.Fluent non è più guidato da 10 persone ma ha uno staff di un centinaio di ricercatori, che lavorano tutti i giorni nei laboratori di New York intitolati a T.J. Watson. “Quello che la gente ama – spiega in una intervista Salim Roukos, a capo del gruppo di ricerca – è l’abilità  di tradurre un Url completamente, perché una volta che è stata tradotta una pagina, si può cliccare nei vari link e all’improvviso si esplorano pagine web il una lingua straniera come se fossero nella nostra.

Ovviamente non c’è solo Ibm a lavorare su questa pista. Anche altre aziende, come ad esempio Google, stanno cercando di potenziare gli strumenti di traduzione. Altavista, che storicamente produsse uno dei primi sistemi di traduzione online al mondo, chiamandolo BabelFish, il “pesce di Babele”, rese omaggio in questo modo a una delle invenzioni del geniale scrittore e umorista inglese Douglas Adams, autore della indimenticata serie della “Guida Galattica per Autostoppisti”, purtroppo scomparso improvvisamente oramai dieci anni fa.