I grandi calibri dell’€™informazione contro Apple

di |
logomacitynet696wide

Nel caso che oppone Apple ai siti Internet che hanno rivelato alcune informazioni riservate del colosso di Cupertino scendono in campo i grandi calibri dell’informazione. Le principali testate on line accusano: “portare in tribunale i giornalisti per obbligarli a rivelare le fonti viola il primo emendamento”

Le testate on line portate in tribunale da Apple non sono più sole nella loro battaglia per difendere le fonti d’€™informazione, accanto a loro ora ci sono anche le principali testate giornalistiche californiane. Si tratta di otto media tra i più letti e influenti dello stato americano: Los Angeles Times, San Francisco Chronicle, San Josè Mercury News, Orange County Register, la catena dei Bee che esce a Sacramento, Modesto e Fresno, l’€™agenzia Associated Press oltre alla California Newspaper Association e l’€™associazione California First Emendment Coalition.

Il gruppo ha presentato un memoriale in vista della seduta d’€™appello che dovrà  decidere se la sentenza emanata dal giudice Kleinberg che impone ad alcuni siti Internet di rivelare chi ha fornito loro informazioni su un prodotto non ancora rilasciato, deve essere applicata o meno. Nel documento i media esprimono preoccupazione su vari aspetti della vicenda giudiziaria.

In particolare secondo i giornali Apple avrebbe dovuto prima di rivolgersi ad un giudice espletare tutte le possibili ricerche al suo interno e tra le terze parti per reperire chi ha o avrebbe infranto l’€™accordo di riservatezza. Solo successivamente e in presenza di un fallimento nell’€™individuare la ‘€œgola profonda’€ si sarebbe dovuta rivolgere ad un giudice. In caso contrario si corre il rischio di veder spazzata via da un tribunale la protezione offerta alle testate giornalistiche dal primo emendamento, quello che nella costituzione americana protegge la libertà  d’€™espressione e d’€™informazione.

‘€œNegli scandali che hanno coinvolto Enron, Worldcom e l’€™industria del tabacco ‘€“ si legge nel documento ‘€“ soo state rivelate informazioni che le società  coinvolte avrebbero voluto restassero segrete. Se una istituzione cerca di proteggere queste informazioni, ciò non significa che a sua volta deve essere cancellata la protezione offerta ai media dal primo emendamento’€.

‘€œLa sentenza che obbliga le testate on line a rivelare le loro fonti ‘€“ dice Lucy Dalglish che rappresenta i giornalisti stabilisce un pericoloso precedente e rende molto più difficile ai giornalisti fare il loro lavoro nel campo dell’€™informazione’€

Contro la sentenza si schierano anche alcuni Internet Providers californiani, rappresentati dalla US Internet Indusri Association e dalla NetCoalition. Secondo le due associazioni di categoria l’€™obbligo a rivelare le informazioni che hanno condotto le testate Mac a stendere i loro articoli è una violazione del Stored Communication Act. ‘€œIl diritto di mandare e ricevere contenuti via Internet ‘€“ si legge nel documento – senza vedere rivelati identità  e comunicazioni a terzi appartiene allo spirito che regola il primo emendamento’€.

Ricordiamo che la vicenda, che coinvolge Appleinsider e PowerPage, ha preso le mosse lo scorso autunno quando i due siti pubblicarono informazioni su un dispositivo, nome in codice Asteroid, per l’€™input audio di strumenti musicali in Garageband.

Apple, sostenendo che la fonte delle informazioni non poteva essere qualcuno che aveva violato un accordo di riservatezza, ha chiesto ad un tribunale di imporre ai siti di rivelare forzosamente le loro fonti mediante un’€™ispezione sui documenti elettronici transitati sui server dei loro providers Internet. Il giudice californiano Kleinberg ha acconsentito alla richiesta di Apple anche se la sentenza attende ancora di essere applicata per via del ricorso in appello dei siti, sostenuti nella loro battaglia legale dalla Electronic Frontier Foundation, un’€™associazione che si occupa di tutelare la libertà  di parola e i diritti civili nell’€™era digitale.