Il Natale nero dei PC

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Se ottobre e novembre hanno lasciato i produttori di PC con il muso lungo, dicembre potrebbe farli piangere. Secondo gli analisti il mese più ricco dell’anno, caratterizzato dalle vendite di Natale, è stato il peggiore degli ultimi anni, specie per Apple. E il futuro potrebbe anche essere più nero

Per il settore informatico potrebbe essere stato il peggior Natale da molti anni a questa parte e per Apple potrebbe essere stato anche peggiore della media. La pessimistica previsione è stata elaborata nei giorni scorsi da PC Data secondo la quale se le cose erano andate male in ottobre e novembre, nel mese di dicembre la situazione è addirittura precipitata e per gennaio, che sarà  caratterizzato da consumatori poco propensi all’acquisto, magazzini stracolmi e una inevitabile guerra dei prezzi, l’orizzonte è più cupo che mai.
“In dicembre, in corrispondenza delle vendite natalizie, – si legge in un report della società  di analisi di mercato – il calo delle vendite dovrebbe essere stato del 20%. Dati molto vicini a quelli elaborati da OneChannel, che segue le vendite dei più importanti siti on line, per cui la settimana conclusa il 16 dicembre ha mostrato un regresso di vendite del 16,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
All’origine di questo che alcuni analisti come Stephen Baker di PC Data non esitano a definire “Dicembre nero” ci sarebbero essenzialmente la saturazione del mercato e lo stallo del progresso tecnologico che non rende le macchine di oggi non di molto differenti da quelle di ieri. “I computer che la gente ha tra le mani – commenta David Bailey di Gerard Klauer Mattison & Co. – sono buoni abbastanza per tutto quello che offre il mercato, al contrario di quelli che alla fine degli anni ’90 si trovarono a misurarsi con un mercato che richiedeva macchine più potenti. Internet stava esplodendo e la gente si affrettava a comprare PC che fossero in grado di utilizzare i servizi”.
Di questo panorama, come accennato, Apple potrebbe essere una delle vittime eccellenti. Cupertino non solo ha dovuto confrontarsi con gli stessi problemi dei concorrenti PC, ma si è anche trovata a fare i conti con uno stallo nell’upgrading dei processori che rende un Mac di oggi quasi identico con uno di ieri se non dell’altro ieri.
Questa, ma non solo questa, sarebbe una delle cause che hanno portato Apple ad avere 11 settimane di inventario.
Secondo Bailey infatti “Apple ha dovuto anche fare i conti con prezzi troppo alti del Cube e con lo scarso traino offerto da alcune soluzioni di marketing, come i prodotti per l’editing video preinstallati su tutte le macchine”.
Insomma invecchiamento dell’hardware, prezzi non allineati con il resto del mercato e basso interesse per iMovie potrebbero essere stati quel mix esiziale per le vendite di Cupertino che sarebbero scese di ben il 40% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Intorno ad Apple si dipana poi un quadro macroeconomico in progressivo degrado (la crescita del prodotto interno lordo USA scenderà  dal 5,4% del 2000 al 2,9%) coniugata con errori di valutazione da parte di molti produttori del settore informatico.
A trarre in inganno il comparto e gli analisti sarebbero state alcune procedure distorsive del mercato. Lo scorso anno i ribassi di prezzo sui PC, determinati dagli sconti offerti dagli Internet Providers, hanno portato ad un “falso boom” quando invece probabilmente in una situazione normale le vendite sarebbero decresciute invece che salire. L’effetto è stato che quest’anno, mentre si spegneva l’impulso degli sconti, il mercato invece di scendere un altro scalino dopo averne sceso uno lo scorso anno ha fatto un passo indietro di tre dopo quello innaturalmente salito nel corso del 1999.
Parallelamente molti produttori non hanno compreso che la fine del 2000 sarebbe stata segnata da un mercato “del rimpiazzo” e non più da un “mercato” di crescita. Insomma chi compra un computer negli USA, ormai, non lo compra più perchè non ne ha uno ma per sostituirne uno più vecchio e questo passo viene compiuto solo se davvero se ne sente il bisogno e come abbiamo visto oggi come oggi pochi paiono averne bisogno.
Negli uffici del marketing delle maggiori società , in attesa dei risultati del Natale, si sta ora già  pensando a misure per fare fronte alla situazione e scovarne di efficaci è la caratteristica scommessa da un milione di dollari.
Una delle più immediate potrebbe essere il lancio di altri sconti dopo quelli delle passate settimane. Ribassi, bundle, promozioni dovrebbere aiutare ad eliminare “la pila di macchine su cui i produttori sono seduti – dice con una colorita espressione Peter Christy della società  di ricerca Jupiter Media Metrix – prima che questa marcisca letteramente sotto le loro chiappe”. “I computer sono come la frutta e la verdura – ribadisce Matt Sargent di ARS – se restano troppo a lungo sugli scaffali ammuffiscono”.
C’è chi prevede una vera e propria guerra dei prezzi che abbatterebbe anche per il prossimo trimestre i margini di profitto.
Ma l’aspetto drammatico della situazione che il mercato sta vivendo, infatti, è che non è affatto detto che prezzi più bassi possano significare vendite più alte. Se infatti prezzi più bassi non hanno significato, come pare, vendite più alte nel corso della lucrosa stagione dicembrina, ben difficilmente le stesse manovre nel mese di gennaio potranno imporre una svolta. Questo per un motivo di fondo che rende l’orizzonte ancora più fosco: “Non è che i consumatori non comprano per i prezzi, – sottolinea ancora Sargent – la gente non compra perchè non ha bisogno di comprare”.