Il PPC 970, un cuore tutto nuovo per il G5

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Si chiama PPC 970 e di lui si sa quasi tutto. Ecco, in sintesi, le sue caratteristiche e che cosa significa avere un processore a 64-bit dentro al Mac

Il PPC 970 non è semplicemente un nuovo processore PowerPC come molti ne abbiamo visti in questi anni. Piuttosto è un salto evolutivo nella scala dei chip usati nelle CPU di Apple pari, forse, solo al passaggio da 68k a PPC, appunto. Se, infatti, è vero che allora si transitava da processori CISC a RISC, qui siamo di fronte ad un processore non più capace solo di processare istruzioni a 32 bit ma anche a 64 bit.

Questo, tradotto in soldoni e senza scendere in dettagli troppo tecnici che lasciamo ai più esperti con la lettura di alcuni eccellenti siti Internet che hanno trattato dell’argomento, significa in buona sostanza che i nuovi Mac saranno in gardo di utilizzare applicazioni in grado sfruttare più Ram rispetto alle attuali, con un conseguente incremento di efficienza di velocità .

I vantaggi dei processori a 64 bit sono limitati dal fatto che essi non sono, normalmente, in grado di funzionare con applicazioni a 32 bit come tutte quelle attualmente disponibili per Mac OS X. Ma questo problema, che sta limitando a ben specifici settori di nicchia la diffusione del 64 bit in ambito PC, per il mondo Mac non sarà  un problema perchè il PPC 970 è in grado di processare anche applicazioni 32 bit. Nonostante i programmi non sfrutteranno tutte le caratteristiche del chip, saranno comunque in grado di girare molto più velocemente grazie all’incremento del clock.

Ma il fatto di essere a 64 bit non è certo l’unica novità  del PPC 970. In attesa di avere altri dettagli da una conferenza stampa prevista per le prossime ore con la partecipazione di IBM, ci limitiamo a sunteggiare alcune delle caratteristiche, già  riportate in precedenza, del nuovo processore.

Il PPC 970 è di fatto una versione compatibile con le istruzioni PowerPC dei noti processori Power4 di IBM utilizzati nei server di Big Blue.

Tra le sue caratteristiche essenziali la circuiteria a 0,13 micron, l’utilizzo di SOI (un sistema di isolamento che aumenta il rendimento) e la capacità  di spingere la velocità  del bus alla metà  della velocità  del processore, così che, ad esempio, un chip da 2 GHz ha un bus da 1 GB contro i 133 o 166 MHz dei Mac in commercio oggi, ma anche contro gli 800 MHz dei più veloci dei Pentium 4.

Il PPC 970 ha due unità  FPU, una pipeline da 16 stadi un front side bus con capacità  di 2×3,2 GB/sec (contro 1 GB/sec dell’ultimo processore Motorola). Consuma però di più del G4+ di Motorola ma a velocità  molto più alta (42 watt a 1.8 GHz contro 21.3 W a 1.25 GHz).

Soprattutto il PPC 970 supporta pienamente le istruzioni AltiVec e quindi il cosiddetto Velocity Engine di Apple. Si tratta del primo processore di IBM ad avere questa caratteristica.

Apple, infine e in attesa di altri dettagli tecnici più approfonditi che giungeranno nelle prossime ore, può nutrire grandi speranze sul progresso in termini di MHz del PPC 970. Secondo alcuni osservatori ed esperti del settore IBM, che ha creato il processore per i suoi server blade, intende presto passare alla circuiteria a 0,09 micron, un fattore che diminuirà  ulteriormente i costi e potrebbe proiettare prima della fine dell’anno il processore ad una velocità  fino a 2,5 GHz ed entro 12 mesi a 3 Ghz.