Il Power 5 mette in soffitta la legge di Moore

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Chi l’ha detto che Intel abbia costruito da sola non solo uno dei fatturati più importanti nel settore delle Cpu ma anche i paletti concettuali e i paradigmi di sviluppo? C’è qualche piccola sorpresa che viene da Big Blue. E non sono cose da poco.

La sfida non era da poco: prendere la categoria più solida e più discussa del mondo informatico e metterla in crisi. Sorpassandola letteralmente in velocità . Cos’è successo? E’ successo che Ibm con la sua architettura Power 5, proprio quando Intel ha deciso di rinunciare al “mito dei Mhz” e si concentra sulla performance, ha stracciato tutti.

Non è insolito che una nuova versione di processori, basati su un avanzamento tecnologico (come ad esempio il “salto” a 90 nanometri nella miniaturizzazione dei chip), faccia un balzo in avanti rispetto alla concorrenza. Magari nell’ordine di qualche multiplo. Ma non era praticamente mai successo che qualcuno stracciasse tutti come ha fatto Ibm nel campo dei supercomputer.

I processori che costituiscono i mega-cluster che vengono misurati nella classifica non-profit dei 500 apparati più performanti, sono belve assetate di potenza, ma anche macchine multiprocessore e non recentissime come i p690 di Big Blue a 32 processori stanno ancora segnando risultati imbarazzanti per la concorrenza.

Il merito è probabilmente di Bernie Meyerson, il responsabile della ricerca e sviluppo di Ibm, che sta lavorando da anni per preparare il salto alla dimensione di miniaturizzazione che – dopo tante difficoltà  – adesso Ibm sta dominando in maniera sostanziale.

Le difficoltà  di miniaturizzare ulteriormente i chip non comportano solo il fatto di ridurre una dimensione. Quando si arriva a pochi atomi di spessore, i chip creano livelli esponenziali di problemi, risolvibili solo con un lavoro di ingegnerizzazione molto complesso. Che Ibm ha raggiunto. E che, secondo Meyerson, lasciano anche spazio alla crescita di almeno un altro paio di generazioni. C’è da sperare che molto di questo possa “colare” anche nei più modesti processori per desktop, portatili e workstation, costruiti scalando le architetture da server e capaci di alimentare anche la futura sesta generazione di processori Risc delle macchine di Apple.