Il consigliere Gore e la tentazione Democratica

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Il presidente degli Stati Uniti sembra ormai diretto verso una vittoria a mani basse alle prossime elezioni, motivo principale la mancanza di un vero leader nello schieramento opposto. C’è chi spera in un membro del consigli di amministrazione Apple.

Al Gore è il più recente ex vice-Presidente USA ma è stato anche sconfitto nelle elezioni del 2000 per la carica di Presidente USA… per una manciata di voti, pure contestati.

Dallo scorso marzo, è consigliere d’amministrazione di Apple, una azienda che ha come CEO il “democratico” Steve Jobs, suo amico da tempo.

Quando Gore è uscito sconfitto dalle elezioni del 2000 ha assicurato che la sua fuoriuscita dalla politica era definitiva.

Ora alcune voci turbano il consiglio d’amministrazione dell’azienda di Cupertino che, proprio in Gore, ha trovato non tanto un personaggio tecnicamente indispensabile, ma certamente un uomo immagine invidiabile da qualunque altra azienda, ente o università .

Da Washington è The Hill, il quotidiano più addentro alle questioni del Congresso USA, a riportare la voce secondo la quale, il Partito Democratico, stia insistendo per un rientro alla grande di Al Gore, proponendolo come il vero candidato alle prossime elezioni USA, per contendere a George W. Bush una vittoria che, allo stato, sembra già  intascata senza troppe difficoltà .

Attualmente i Democratici hanno in prima fila personaggi di minore peso (Joe Lieberman, John Kerry e Dick Gephardt) che nemmeno assommati riescono a contendere il favore che raccoglie il presidente USA, rappresentante del Partito Repubblicano.

Il rientro di Gore (e conseguente abbandono di Apple) potrebbe avvenire in autunno, quando si affilano normalmente le armi della sfida elettorale del 2004, con un favore del Congresso Democratico, che lo voterebbe a occhi chiusi come candidato, per almeno il 40% dei membri.

Uno dei migliori amici di Gore, Steve Armistead, ha fatto intendere che all’ex vice-Presidente molti hanno supplicato per un ripensamento e per un suo rientro nel partito e quindi per una sua candidatura automatica alla Casa Bianca.