Il futuro di Java Enterprise Edition a rischio?

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Il mondo Open Source si organizza e parte il progetto ActiveGrid che rischia di diventare un serio avversario per il software server di Sun. La minaccia arriva proprio quando la casa californiana attacca Linux paragonandolo alla Cattedrale che era l’accusa a suo tempo rivolta a Microsoft.

C’è baruffa nell’aria. Quest’inverno lo scontro tra i due colossi del software, da un lato il mondo Open Source che vuole mettere a sistema le sue tecnologie principalli e dall’altro il gigante Sun, potrebbe arrivare a una stretta finale.

Ha iniziato Sun, annunciando prima di voler mettere a disposizione gratuitamente il proprio sistema operativo Solaris (mantenendo solo il diritto di riscuotere soldi per installazione e manutenzione) anche se ancora le voci di un Java Open Source rimangono solo tali. Poi, la zampata che ha graffiato i difensori dell’Open Source duri ma puri: paragonare Linux alla Cattedrale, dal libro di Eric S. Raymond “La Cattedrale e il Bazaar” che metteva in crisi il modello Microsoft convenzionale di sviluppo del software rispetto alla logica collaborativa del mondo free.

L’accusa dice: Linus Torvalds è come un dittatore romano che sceglie cosa fare, siamo noi di Sun il vero Bazaar, il posto dove la creatività  della gente si incontra e le cose vanno verso un miglioramento rapido e verticale, altro che Linux.

Ma la riposta del mondo Open Source non è mancata: ActiveGrid è nato come progetto (finanziato da venture capitalist) per portare una rivoluzione in uno dei settori più produttivi di Sun, cioè J2EE, l’edizione di Java per le aziende.

Il server software, che serve per sviluppare in un linguaggio unico applicazioni di qualunque livello con la certezza che girino su qualunque tipologia di server, vede contro di sé l’arrivo della tecnologia LAMP, cioè basata su Linux, Apache, MySQL, Php/Python/Perl. Come dire: quanto di meglio c’è nel mondo Open Source messo a sistema e organizzato in una cornice che offra agli sviluppatori e agli amministratori una cornice unica di riferimento per la gestione di progetti di complessità  sempre crescente.

Ibm resta a guardare, come pure Microsoft. Lo scontro ha il sapore di una resa dei conti che da un lato cerca di portare a un livello di evoluzione superiore una serie di tecnologie nate dal basso sulla base di bisogno spontanei in ambiente Open Source, mentre dall’altro mette in evidenza le debolezze strategiche di Sun, colosso precursore del networking ma adesso azienda con una identità  tecnologica molteplice e senza più un centro di gravità  forte intorno al quale far ruotare la sua variegata offerta.

Cosa succederà ? L’iniziativa di ActiveGrid è probabilmente più debole della capacità  muscolare di Sun, ma di sicuro è indice di una falla, uno spazio vuoto lasciato dall’azienda che qualcun altro può occupare (com’è nella natura dei mercati, anche quelli tecnologici). Quindi, se la stretta finale non dovesse arrivare adesso, la scaramuccia può solo aprire la strada ad altri scontri. Il cui esito è tutt’altro che scontato.