Il grande “orecchio” della RIAA

di |
logomacitynet696wide

L’associazione dell’industria musicale statunitense avrebbe catalogato tutti i numeri di IP di chi si è scambiato musica col metodo del Peer to Peer.

Guerra tra la EFF – Electronic Freedom Foundation e la RIAA – Recording Industry Association of America sulla legalità  o meno dello scambio in formato elettronico di brani musicali.

La prima, specializzata nella difesa dei diritti digitali fin dalla sua nascita nel 1990, sostiene che il diritto degli utenti di scambiare file è pieno, la seconda (sostenuta da alcune decisioni dei tribunali USA) che il Peer to Peer è illegale.

La EFF ha reso noto che gli username di servizi come Kazaa/Groskter/Morpheus e gli IP di chi ne ha usufruito finora sarebbero stati archiviati dalla RIAA e che questa potrebbe usarli per una mega causa di risarcimento per il danno subito dalla condivisione di MP3 senza aver mai versato alla RIAA stessa un centesimo di dollaro, la RIAA prevede rimborsi da 750 a 150.000 dollari per ogni canzone.

Il database “PACER” è pubblico e consultabile sul sito della EFF, se avete un IP fisso oppure se avete tenuto nota degli IP usati e temete di essere stati “intrappolati”, giustamente o ingiustamente, potete controllare qui.

C’è qualche senatore USA che si è convinto che tutta la rabbia della RIAA per questa situazione sia decisamente eccessiva, Norm Coleman, repubblicano del Minnesota ha dichiarato: “negli Stati Uniti non si tagliano dita o braccia a chi ruba, ci vuole semplicemente misura, invece l’approccio della RIAA è quello di andare a cercare i colpevoli con la pistola; confesso di aver provato Napster ma siccome era una cosa fatta molto male ho semplicemente smesso”.

Per i più timorosi, la EFF ha anche messo online una pagina su come ridurre le potenzialità  di essere portati in tribunale dalla RIAA, ma probabilmente la giurisdizione di questa associazione si limita solo agli USA.

Ricordiamo che la RIAA ha una sua particolare posizione rispetto a chi vende legalmente o meno musica sul web, in questa pagina l’elenco internazionale di chi vende legalmente… mentre compare iTunes Music Store di Apple, non è elencato lo storico Vitaminic (ora BuongiornoVitaminic), nato da menti italiane ma presto diventato famoso in tutto il mondo con siti anche negli Stati Uniti, forse che sia un servizio illegale? Sentiti in merito i responsabili di Vitaminic sono rimasti semplicemente interdetti.