Il popolo degli Stati Uniti contro MP3

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Un processo in corso a New York potrebbe decretare l’inizio del declino del formato, assediato dall’associazione dei discografici americani e da singoli gruppi musicali. “Favorisce la pirateria audio”, sostengono.

Guai in vista per MP3.COM. Il sito americano che propone musica in streaming via Internet ha fatto la sua prima comparsa davanti ad un giudice federale a New York, dove l’ha portata la Recording Industries Association of America (RIAA).
L’accusa è di diffondere materiale audio che contravviene alle normativa sul copyright. Affiliandosi al sito, infatti, è possibile scaricare le canzoni in MP3 di cui si possiede la copia originale del CD, un business illegale, sostiene la RIAA visto che MP3 di fatto copia e distribuisce materiale coperto dalle leggi sul copyright. Accusa respinta dai responsabili del sito che affermano che gli utenti, possedendo l’originale, non fanno altro che ascoltare qualche cosa per cui hanno pagato, come copiare un disco su una cassetta per ascoltarlo su un registratore.
La sentenza, che potrebbe chiudere il business di MP3.COM, dovrebbe arrivare entro la fine del mese e aprire la strada ad una serie di altre cause sull’MP3 tra cui quelle di numerosi singoli artisti che hanno messo nel mirino la tecnologia di registrazione digitale ma anche società  che la utilizzano.
I Metallica, ad esempio, hanno querelato Napster e tre università  che, a giudizio del gruppo heavvy metal, favoriscono la pirateria delle canzoni del gruppo.