Il professore rimandato a settembre

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Microsoft chiama a testimoniare al processo un professore della prestigiosa università  del MIT. Ma il docente scivola più volte sulla spinta delle domande degli avvocati degli Stati.

Scivolata, ieri in tribunale, per uno dei testi di Microsoft. Il professor Stuart Madnick, docente di Information Technology alla prestigiosa università  del MIT, è caduto diverse volte in fallo pressato dagli avvocati degli stati che non accettano la mediazione con il DOJ.
Madnick, in tribunale per certificare con la sua autorevolezza che è insensato sia chiedere la separazione di Internet Explorer da Windows, sia rendere pubbliche parti del codice del sistema operativo, ha dovuto alla fine ammettere di non essere perfettamente a conoscenza di quanto gli Stati realmente chiedono e che in ogni caso l’€™accordo con il Dipartimento di Giustizia presenta numerose lacune.
Prima, alla domanda se fosse a conoscenza di altri sistemi operativi che si legano tanto strettamente al browser Madnick ha risposto di sì, ma poi ha dovuto ammettere che il software da lui indicato non sono sistemi operativi; poi il docente ha ammesso, come sostengono gli Stati, che l’€™accordo con il DOJ è vago su alcuni aspetti essenziali. Ad esempio non si chiarisce che cosa significhi precisamente con l’€™affermazione che Windows deve cooperare con altri software o quali parti dell’€™OS debbano essere rese pubbliche. Infine Madnick ha ammesso che l’€™accordo è lacunoso e che dovrebbe essere integrato.
Il professore Madnick era il nono teste di una lista di quattordici chiamati a testimoniare da Microsoft.