Impronte digitali difficili

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Il mondo informatico italiano si trova quasi sempre in affanno quando deve fare sul serio. In difficoltà  il database per la raccolta delle impronte digitali

L’universo informatico italiano si trova quasi sempre alle corde quando deve fare sul serio

Recente prova ne è la nuovissima legge sull’immigrazione e l’obbligo di registrazione delle impronte digitali per i cittadini che sono già  in Italia in modo illegale

Che qualche cosa non funzioni nelle procedure, secondo qualche media, viene dimostrato dagli intoppi che sta subendo questa procedura proprio in seguito a problemi di carattere informatico. Il database che dovrebbe raccogliere le impronte ed archiviarle, infatti, pare non ne voglia sapere di funzionare come si deve

La situazione descritta evidenzia un sistema informatico in affanno, pari più a quello di uno stato in via di sviluppo che a quell’Italia che è dotata non solo di un Ministero dell’Innovazione e che, perdipiù, ha al suo vertice Lucio Stanca, ex capo di IBM Europa, Medio Oriente, Africa.

I problemi del database sorgono fin dall’inizio, per le procedure che benevolmente potremmo definire “analogiche” cui è costretta la Polizia nel raccogliere le impronte. Per classificare all’origine gli stranieri da registrare non esiste alcun sistema evoluto, ma solo inchiostro, rullo, tamponi, e ordinarie penne Bic.

Le impronte così raccolte vengono inviate alla Polizia Scientifica” che provvede ad inserirle nell’AFIS – Automatic Fingerprint Identification System, il cosiddetto “cervellone ministeriale”. Ed é proprio qui che sorgono i più gravi problemi. Il computer, intasato dai consulti come lo è in questi giorni, fornisce risposte dopo ore ma spesso non riesce a distinguere una impronta dall’altra, interpretando tutto come una semplice macchia nera.

Forse gli utenti Mac avranno un pizzico di sensazione da “dolce vendetta”, apprendendo che AFIS è un sistema fornito alla Polizia da HP, Finsiel e Cogent su tecnologia WinNT.