In-App purchase sotto l’esame della FTC USA

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La Federal Trade Commission americana avrebbe in esame le procedure di acquisto per le In-App purchase e la loro trasparenza, non sufficiente ad informare dei potenzili addebiti a fronte di acquisti cumulati ripetiti, soprattutto da parte dei più giovani.

Se l’In-App purchase è una comodità che regala semplicità ed immediatezza a coloro che vogliono acquistare espansioni e contenuti speciali direttamente dalla propria applicazione, allo stesso modo questa semplicità può trasformarsi in un’arma a doppio taglio.

Le transazioni infatti scorrono lisce come l’olio, forse anche troppo. Ne sanno qualcosa alcuni genitori, che per colpa del popolare gioco dei Puffi, si sono visti addebitare un numero esagerato di “puffbacche” sulla loro carta di credito. Colpa dei pargoli, che si sono fatti prendere un po’ troppo la mano dal gioco.

Detto ciò, alcuni rappresentanti del governo americano hanno scritto una lettera alla Federal Trade Commission, richiedendo alla FTC di prendersi a carico le problematiche legate agli acquisti interni alla applicazioni proposte da Google e Apple. In particolare ci sarebbe troppo poca trasparenza sulle procedure che sottendono l’In-App purchase.

L’utente non sarebbe abbastanza informato sugli addebiti in cui può incorrere; a maggior ragione nel caso di utenti molto giovani, che difficilmente sanno rendersi conto della spesa in cui incappano. Valutando poi la facilità con cui è facile acquistare determinati contenuti all’interno della applicazioni, ila preoccupazione appare più che legittima.

La semplicità di un sistema di acquisto come l’In-App purchase semplifica enormemente la procedura di acquisto per gli utenti, amplifica le opportunità di monetizzazione per gli sviluppatori ma espone al momento anche ai classici rischi legati ad acquisti compulsivi, capaci di diventare abbastanza deleteri per il proprio estratto conto.