In viaggio con l’iPad

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Cronaca di un ritorno nel nostro Paese in compagnia dell’apparecchio di Apple. Ecco la storia del rientro in Italia con iPad, un’avventura fatta di migliaia di miglia e di ore e ore di uso ad alta e bassa quota della tavoletta magica di Steve Jobs. Il primo test “sul campo” di come potrebbe essere la nostra vita digitale del futuro.

Il primo è un ragazzo giovane che si avvicina nella hall dell’hotel, mentre il vostro cronista aspetta che gli venga portato il bagaglio per ripartire. “Mi scusi, ma quello è il tablet di Apple? Come si trova? Vale la pena comprarlo?”. Dopo di lui, il lungo viaggio verso l’Italia, con una combinazione di tre aerei perché il ponte pasquale ha fatto registrare il tutto esaurito nei voli diretti fra il nostro Paese e gli States, è un crescendo.

Non si può tirare fuori l’iPad senza che subito qualcuno occhieggi, si avvicini, voglia capire cos’è, se è davvero il “pad” di Apple, se vale la pena, come ci troviamo. Si sa, la curiosità è forte soprattutto quando le nuove tecnologie sembrano magiche. E in un mondo di persone “reclinate” sulla tastiera dei loro personal computer, vedere qualcuno che muove le dita su una sottile tavoletta luminosa è qualcosa di diverso, a tratti magico.

Quanto dura la batteria? Tantissimo. Una vita. Più di tutto il viaggio, anche se ovviamente l’iPad non è sempre stato acceso. Anzi, spesso è stato spento, perché c’era da mangiare, oppure si doveva cambiare aereo, e via dicendo. Però la comodità dell’apparecchio è impagabile. Chi scrive è abituato a prendere treni e aerei e, nel tempo, si è un po’ stufato di tirare fuori il Mac. Apri la borsa, accendi il computer: un traffico fastidioso. Che rallenta anche i movimenti, nel caso si avvicini la stazione o, negli aerei, se si deve litigare con chi siede davanti perché reclina improvvisamente il sedile, schiacciandoci insieme al computer in spazi minimali. Con iPad è però completamente diverso.

L’apparecchio sta in mano, si muove disinibito, si poggia ovunque, grazie anche alla comodissima custodia di Apple (un accessorio optional assolutamente di rigore) e alla mancanza di parti in movimento. La batteria è un sogno. Basta essere organizzati: “preparare” i video che vogliamo portare con noi, importare documenti, musica e immagini necessarie alla trasferta, riorganizzare le cose anche per quanto riguarda le app che si pensano di utilizzare. Il problema vero è che lo spazio sulla memoria allo stato solido non è infinito. Anzi, con un po’ di foto, di musica, di film e di applicazioni, tende a scarseggiare.

Anche le apps “costano” in termini di spazio. Soprattutto per i giochi, che oltre a costare più cari che non su iPhone, sono anche belli grossi: sui 200 megabyte per quelli più “consistenti”. Ne bastano quattro per fare “mangiarsi” un gigabyte di spazio. E per quanto concerne i film, non disponibili per il mercato italiano (ancora) ma che si possono acquistare o noleggiare se si vive negli USA e si ha a disposizione un account di quel Paese, la versione a qualità normale è attorno al gigabyte, mentre quella HD (vivamente consigliata, perché esalta la resa dello schermo) “pesa” alle volte anche per quattro giga.

Il piacere di guardarsi l’ultimo “Star Trek”, noleggiato prima di partire e scaricato in dieci minuti nella hall dell’hotel, a diecimila metri di quota sopra l’Atlantico è qualcosa che è impareggiabile. Così come impareggiabile è la possibilità di rivedere le foto, navigare tra i documenti, leggere un libro. Prima ricordavo come l’iPad attiri l’attenzione. In realtà, è molto di più: all’aeroporto di Dublino, prima tappa nel Vecchio Continente per il lungo rientro in Italia, praticamente il vostro cronista ha dovuto fare una sessione di domande e risposte con una mezza dozzina di curiosi, attratti dall’oggetto e desiderosi di capire se funzioni come deve oppure no. Il fenomeno ricorda in tutto e per tutto quello che era successo due anni e mezzo fa per iPhone, solo che l’iPhone scompare in una tasca e tutto sommato nessuno lo nota quando lo si sta usando, se si è un po’ discreti.

L’iPad, che una volta arrivati a casa a Milano aveva ancora un filo di batteria, circa il 15%, era ancora in perfetta forma. Il vostro cronista si è subito premurato di fargli fare “amicizia” con la rete wireless domestica, la quarta o la quinta finora incontrate dall’apparecchio senza nessuna difficoltà (anzi con una sensibilità maggiore di quella di iPhone e MacBook 13″). Cena, doccia, alcune cose da risistemare e poi via a letto, per sconfiggere il prima possibile gli effetti del fuso orario: ovviamente con iPad che permette di dare un’ultima occhiata alla posta e tutto il resto. Silenzioso, praticamente invisibile nella quiete domestica.

C’è tutto un mondo ancora da scoprire, perché le apps sono relativamente poche e poi le riviste non sono ancora arrivate, neanche negli Usa. E i libri sono una infinità, come quel paio che avevamo iniziato su Kindle e gli altri che abbiamo scaricato su iBookstore. Le quasi venti ore di viaggio, che all’andata erano state particolarmente lunghe anche vista l’attesa dell’apparecchio di Apple, al ritorno sono volate. Ci ha pensato iPad a fare compagnia. Il MacBook è rimasto spento dentro la sua borsa, e in futuro se ne rimarrà anche a casa: se non ci sono cose particolarmente complesse da fare in trasferta, molto meglio viaggiare con l’iPad.