In un attimo, è tutta un’altra Apple

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A Cupertino hanno lavorato per anni in preparazione di questa giornata. Letteralmente. E adesso, dopo che l’effetto “reality distortion” di Steve Jobs sul palco sta evaporando, vediamo quali sono in realtà  le cose che stanno cambiando davvero nel mondo Apple. A partire dal keynote di Steve Jobs

Forse non era del tutto in forma. In molti hanno commentato, nella sala stampa del Moscone Center di San Francisco, che Steve Jobs non appariva brillante come al solito. Eppure, la magia si è compiuta un’altra volta e il capo supremo di Apple ha segnato un’altra tacca sulla sua infinita scacchiera di keynote. E questa volta, anche se in modo minore, si tratta di una tacca davvero importante.

Avere sul palco l’omino Intel, quello con la tuta che viene “bruciato” dal Pentium e poi raffreddato dalla Apple nella famosa pubblicità  di dieci anni fa, che svela invece di essere Paul Otellini, l’amministratore delegato di Intel, è una cosa che succede una o al massimo due volte nella vita. Bene, ieri al Moscone Center è successa… E non è cosa da poco.

Otellini ha dimostrato, dal suo punto di vista, che l’intellizzazione dei computer di Apple non è uno scherzo: ci crede tanto da essere venuto di persona a consegnare un wafer su cui si fotoincidono gli strati delle cpu. E Steve Jobs, altrettanto pronto, ha subito colto la palla al balzo per fare una di quelle sue manovre di comunicazione che lasciano il segno, “nobilitando” Intel con uno spot che recita: “Finora sono stati prigionieri in un Pc. Adesso che sono liberi in un Mac, chissà  cosa potranno fare, i processori Intel!”

Non è cosa da poco, perché anni di lavoro, sin da quando il piano di emergenza di una versione di MacOsX per Intel era stata approntata, sono arrivati a compimento con la presentazione di due computer alquanto differenti ma uniti nella presenza dello stesso processore (l’Intel Core Duo) e dalla presenza di una grande volontà  di dimostrare che la piattaforma Mac è meglio, a prescindere. Adesso che le macchine con il cuore Intel sono arrivate e Steve Jobs è riuscito a convincere tutti che la casa di Santa Clara non è il male (rimane solo Microsoft a fare la figura parziale da “cattiva” della situazione), si può dire di aver assistito a un momento della storia di Apple “in the making”. Un attimo prima era la solita, vecchia casa dei computer con la Mela, quelli differenti, quelli con i G3, i G4 e i G5. Adesso, ha Intel. Ma è ancora differente