Intel ci ricasca: riecco la corsa dei Megahertz

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I nuovi Pentium in arrivo nei prossimi giorni avranno velocità  nominali superiori agli attuali, ma molti sospettano che per un effettivo aumento dell’€™efficienza ci sarà  da attendere. A Santa Clara, infatti, pare che siano ancora ricascati nella vecchia tentazione di privilegiare i Megahertz rispetto alle prestazioni effettive.

Intel sembra non avere abbandonato la strategia dei Megahertz. Convinta che il miglior modo per spingere sul mercato un processore è presentare ai potenziali clienti velocità  nominali più alte di quelle della concorrenza, il colosso di Danta Clara ha manovrato di conseguenza sull’€™architettura dei nuovi Pentium. I processori, nome in codice Prescott, ormai prossimi al rilascio avranno infatti una pipeline di assemblaggio dei dati a 30 stadi, contro quella dei Pentium 4 attuali che è da 20 stadi.

La scelta è destinata a suscitare controversie nel mondo informatico e tra gli esperti del settore. L’€™aumento della lunghezza della pipeline, in pratica la catena dove vengono ‘€œelaborati’€ i dati da parte del processore, determina infatti un vantaggio in termini di prestazioni nominali, portando all’€™incremento della velocità  del clock, ma diminuisce anche l’€™efficienza del processore. I task vengono ridotti nella loro dimensione, ma si crea un maggior numero di task e dunque si produce più lavoro. In aggiunta a questo se si crea un errore nel corso di un task il computer deve riportare il lavoro indietro di un numero superiore di stadi rispetto a quanto non sarebbe necessario con una pipeline più corta.

Queste considerazioni hanno spinto altri produttori di PC a cercare di trovare un buon compromesso tra la necessità  di allungare le pipeline e quella di mantenere alta l’€™efficienza del processore. Da questa scelta strategica scaturisce, ad esempio, la minore velocità  nominale dei processori x86 di AMD rispetto ai chip di Intel. Ad esempio l’€™Athlon 64 ha una pipeline di 12 stadi e una velocità  reale pari al Pentium 4 che di stadi ne ha 20, e questo nonostante il chip di AMD giri a 2 GHz mentre quello di Intel a 3.2 GHz. Gli stessi clienti di Intel si sono trovati a toccare con mano che le cose stanno così passando dai 10 stadi del Pentium III ai 20 stadi del Pentium 4. Allora diversi test dimostrarono con un Pentium 4 da 1.4 GHz non era più veloce di un Pentium 3 da 1 Ghz.

Ma, evidentemente, nonostante tutto, alla Intel hanno verificato che i clienti, non aiutati dalla stampa specializzata che non ha mai fatto molto per chiarire che i megahertz sono solo una componente, e neppure troppo rilevante, delle prestazioni di una macchina, preferiscono ancora puntare sulla velocità  nominale. Di qui la scelta di strutturare anche il nuovo Prescott in maniera tale da incrementare, tra le altre cose, la velocità  in Megahertz per presentare un prodotto più appetibile.

Secondo alcuni esperti, proprio grazie all’€™utilizzo di una pipeline più lunga, sarà  così in grado i arrivare e forse superare entro fine 2004 i 4 GHz, spuntando profitti conseguenti. Ma le speranze degli utenti di avere enelle mani una macchina che corra realmente di più delle attuali sono riposte in altre soluzioni tecniche, come la cache di dimensioni maggiori e una migliore implementazione dell’€™hyperthreading.