Internet all’era del Far West

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Inernet non è uguale per tutti neppure in America. Nelle zone rurali la diffusione del telefono e dei computer è più bassa che nelle zone povere d’ Europa e a fare le spese sono, prima di ogni altro, i nativi americani che vivono nelle riserver di Nuovo Messico e Arizona.

Anche Internet non è uguale per tutti e questo anche nell’iperinformatizzara America. Lo ha ufficialmente sancito il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton che ha compiuto nei giorni scorsi una visita in alcune zone rurali del Nuovo Messico e dell’Arizona dove vivono gli indiani Navajo. Scopo del tour rendersi conto personalmente di come la percentuale di cittadini americani che vivono nelle riserve indiane abbia molte difficoltà  ad accedere alla rete.
“Si tratta di una situazione davvero deprecabile – ha commentato Marcia Warren, consulente per i problemi dei nativi americani presso la camera di commercio degli Stati Uniti – determinata da lacune di carattere culturale, di informazione e tecnologico. Si tratta anche di una situazione che corre il rischio di emarginare e impoverire ulteriormente una fascia della popolazione americana”.
La mancanza di accesso alla rete non è un problema unicamente dei nativi americani ma di tutta l’america rurale che deve affrontare problemi di arretratezza della rete e del sistema di connessioni. Ma i nativi, e in particolare i Navajo che sono una delle tribù più numerose tra quelle disseminate sul vasto territorio USA, hanno difficoltà  aggiuntive che rendono la loro situazione anche più precaria, soprattutto in prospettiva.
Secondo un rapporto della National Telecommunications and Information Administration’s (NTIA) il cosidetto “digital divide” che separa l’america in due, quella “dibgitalizzata” da quella che non si può definire ancora tale, dimlostra infatti che per il 30% dei cittadini delle riserve il solo modo di connettersi alla rete è usare i computer scolastici. Una percentuale che scende intorno al 20% quando si compie una verifica sull’intero territorio nazionale. Uno svantaggio che deriva da altri aspetti, come la mancanza di connessioni telefoniche nelle case dei nativi americani di cui a stento poco più del 50% possiede un telefono (la percentuale americana è del 95%) e la bassa percentuale di utenti di computer, solo il 26,8 contro il 42,1% degli americani.
“La situazione è tanto più frustrante se si analizza il territorio su cui vivono i Nativi. Grandi spazi con decine e decine di miglia tra una casa e l’altra che causa disagi e difficoltà  che potrebbero essere alleviati dall’uso di Internet. Internet – dicono i leader dei gruppi Navajo – potrebbe aiutarci anche nell’avere un miglior rapporto diretto con la Nazione Navajo e con il Governo Federale. Invece di impiegare due ore per recarci in qualche edificio amministrativo potremmo compiere le operazioni da casa”.
Clinton ha promesso che il suo governo opererà  rapidamente in primo luogo per dare miglior accesso alle stesse scuole dei Nativi e, parallelamente, studiare iniziative per istituire punti di accesso alla rete sparsi sull’immenso territorio Navajo. In questo modo la distanza dal più vicino punto di connessione non sarebbe più un problema essenziale e anche chi vive distante dalla sede dei servizi avrà  meno difficoltà  a restare in contatto con il governo tribale e federale”.