Internet e l’Italia: a quando la rivoluzione culturale?

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Il nostro paese che si appresta, ormai, ad entrare nell’era di Internet, coprendo il ritardo che lo distacca da altre realtà , è afflitto da vecchi e nuovi problemi, o meglio di vecchi problemi travestiti da nuovi. Ne parla un articolo di Wired in un servizio da Toronto dove, nel corso di una sessione della Computers, Freedom e Privacy Conference , si è discusso proprio dell’Italia e della difficoltà  del suo sistema, in particolare quello legislativo e della tutela della legalità , a prendere confidenza con il mondo di Internet. Forze dell’ordine che “arrestano” tappetini per il mouse, computer sigillati nelle stanze dove essi si trovano perchè nessuno sa come usarli. Sono questi solo alcuni degli esempi di cui si è sentito parlare nel corso della conferenza che ha evidenziato come il nostro paese deve ancora compiere la rivoluzione culturale necessaria a comprendere come un nuovo universo, che richiede nuove regole e un nuovo modo di affrontarle è alle porte.

“L’Italia, come la Spagna – ha detto Giancarlo Livraghi, uno studioso della cultura di Internet e della sua economia – sta solo ora aprendo gli occhi sul potenziale di Internet ma non ha ancora compreso molto dei problemi che essa pone”. Ad esempio, secondo Livraghi, è un costume diffuso il sequestro dei computer che viene posto come unico rimedio e pena nei confronti di chi viola la legge. Un provvedimento che in molti casi viene applicato per fermare la diffusione del software copiato. “Le forze dell’ordine – ha detto Andrea Monti un avvocato pescarese che opera con l’Association of Freedom – spesso non sanno bene che cosa fare e sequestrano tappetini per il mouse e computer. Ci sono casi di sequestri di macchine anche per uso di MP3”
Si sarebbe di fronte alla violazione di norme dettate dell’Unione Europea – si è detto durante il seminario – che ha stabilito che il squestro dei dati è una norma applicabile, ma non è invece possibile sequestrare sempre e comunque le apparecchiature. “Tanto più che – secondo Monti – la legge italiana che proibisce la copia del software ha delle storture che spesso la fanno applicare solo quando dal suo rispetto ne possono beneficiare solo lo stato e i produttori e non i consumatori”.
Ma anche la Spagna, il secondo dei paesi dell’EU che sta faticosamente cercando di portarsi al livello degli altri, ha problemi altrettanto gravi e preoccupanti.
Gli utenti del paese Iberico, ad esempio, stanno combattendo una battaglia contro la locale compagnia di esercizio telefonico che applica tariffe molto alte per la connessione in Internet. Gruppi che si sono battuti per l’abbattimento dei costi e costi fissi sono stati bollati come “elitari o iniziati” anche dallo stesso ministro delle telecomunicazioni che ha pubblicamente dichiarato di non comprendere per quale motivo “ci sia bisogno di stare on line più di mezz’ora”.
Ma anche il problema dei nomi di dominio è una ferita aperta per il progresso di Internet. In Spagna non possono essere usati termini presenti nel dizionario, ad esempio, o nomi più corti di quattro lettere (salvo poi fare un’eccezione per il sito del Partito Popolare oggi al Governo).
La preoccupazione fondamentale è che questi atteggiamenti che vengono giudicati distorsivi della norma e preoccupanti per la libertà  di sviluppo della rete, in presenza dell’abbattimento delle barriere tra i vari paesi d’Europa non riguardano solo l’Italia, ma l’intero mercato. “Quello che accade in un paese, può accadere anche chi lavora in altri paesi”, si è detto nel corso dell’incontro di Toronto.