Kodak dice addio alla pellicola Kodachrome

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Eastman Kodak ha annunciato che entro la fine dell’anno ritirerà  definitivamente dal commercio la pellicola “Kodachrome”: un marchio iconico utilizzato dai fotografi da ben 74 anni.

Eastman Kodak ha annunciato che entro la fine dell’anno ritirerà  definitivamente dal commercio la pellicola Kodachrome Color Film, terminando così il ciclo di vita di un prodotto che è sul mercato da ben 74 anni. La pellicola Kodachrome dalla sua introduzione nel 1935 divenne in brevissimo tempo un prodotto di enorme successo. Con l’avvento negli anni recenti dei dispositivi digitali, le vendite del prodotto hanno subìto un veloce declino e rappresentano oggi meno l’uno per cento delle vendite totali di Kodak nel settore delle pellicole.

Nonostante le sue particolari funzioni, la pellicola Kodacrhome richiede un processo di sviluppo altamente complesso che ha portato i fotografi a sperimentare e adottare altre pellicole più innovative, in grado di assicurare immagini a colori di elevata qualità  e con un flusso di lavoro più semplice.

La realizzazione e lo sviluppo di un prodotto come la pellicola Kodachrome è un procedimento molto complesso e sembra sia rimasto un solo fotolaboratorio al mondo (Dwayne’s Photo in Parsons, Kansas) in grado di lavorare questi prodotti. In Europa, al momento le pellicole Kodachrome sono vendute insieme a una busta preaffrancata e Kodak continuerà  ad accettare lo sviluppo fino al 30 novembre 2010 (fino al 31 dicembre 2009, invece, negli USA).

Kodak ha deciso di donare gli ultimi rullini prodotti al George Eastman House International Museum of Photography and Film di Rochester, presso il quale si trova la più grande collezione al mondo di fotocamere e articoli correlati. Tra i più fotografi professionisti che hanno usato la pellicola Kodachrome ricordiamo Steve McCurry, la cui foto di una bellissima giovane afgana colpì milioni di persone in tutto il mondo quando apparve sulla indimenticabile e mitica copertina del National Geographic Magazine nel 1985.
[A cura di Mauro Notarianni]