L’Havana contro Redmond: sbloccateci Messenger

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Il governo di Cuba protesta con Microsoft. Bloccare la messaggeria istantanea è un trattamento scorretto, sostiene l’amministrazione locale. Secondo l’azienda di Bill Gates è pratica comune seguire le politiche stabilite da Washington verso gli stati sulla lista nera degli Usa.

Niente Messenger per i ninos cubani. Niente messaggerie digitali per le strade dell’isola meravigliosa, che profuma di orchidee e di tabacco appena raccolto. A bloccare tutto non è il digital divide ma l’esecuzione da parte di Microsoft degli ordini di Washington (o almeno così viene sostenuto dall’azienda).

Cuba fa ancora parte, nonostante il disgelo in corso con Barack Obama, della lista nera dei paesi verso i quali gli Stati Uniti hanno mantenuto l’embargo. Cuba è in buona compagnia con Siria, Sudan, Iran, Corea del Nord: questi i paesi nei quali, con la tecnologia del geo-ip (la localizzazione geografica dei fasci di indirizzi internet dai quali avvengono i collegamenti, che serve per determinare in maniera approssimativa la posizione geografica di chi si collega alla rete)

Adesso, questa è la novità , Cuba protesta, e sostiene che questo trattamento è “eccessivamente aspro” e che si tratta di imperialismo americano, un ulteriore giro di vite sempre più in profondità  per isolare e far cedere l’isola. A sostenerlo, la rivista della gioventù cubana che è uno degli organi ufficiali del regime dei fratelli Castro.

La reazione di Microsoft è abbastanza seccata: non c’è niente di nuovo, fanno sapere da Redmond, perché in realtà  è prassi che si obbedisca alle disposizioni di Washington in questo settore. E la misura è stata attivata già  un anno fa: solo adesso raccoglie una certa esposizione mediatica probabilmente perché solo adesso i cubani se ne stanno accorgendo.