L’UE disegna l’eEuropa

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Ormai ne sono convinti anche i Governanti del’Europa: la rete non è solo un hobby per iniziati ma è uno spazio fondamentale da cui possono nascere nuovi posti di lavoro e sviluppo. Investire sul Web mediante più facilità  nell’accesso ad Internet, tarrife telefiche più basse, velocità  di connessione più alta, significa far crescere l’economia del continente e il dovere dell’UE sarà  quello di creare i presupposti per tutto questo e facilitare e incentivare il progresso di Internet su tutti i piani e tutti i livelli.

Ha aspetti confortanti per chi crede nell’informatica come risorsa il documento finale del summit che si è tenuto a Libsona e chiuso venerdì. Tra gli argomento in discussione, infatti, c’era proprio l’IT e le prospettive di crescita che questa è in grado di proporre alla Comunità  e, ancora più importante, le linee guida che i vari paesi dovranno seguire per riuscire a creare occupazione dallo sviluppo delle nuove tecnologie con l’obbiettivo è raggiungere un tasso di crescita del 3% l’anno, 20 milioni di nuovi posti di lavoro. Per tagliare questo traguardo i quindici hanno concordato su un progretto a scadenza quinquennale che comprende una serie di tappe intermedie di cui la maggior parte hanno a che fare con l’incentivo alla diffusione di Internet e l’alfabetizzazione informatica.

LE TAPPE DEL CAMMINO
Entro il 2000 dovrà  sorgere a livello europeo una normativa chiara per l commercio elettronico. Dovrebbe quindi essere scritta una legge quadro che stabilisca regole che riguarderanno il diritto d’autore, il pagamento per via informatica, la gestione dei servizi finanziari via Internet e la vendita in genere di beni e servizi via Internet. Sempre nell’anno in corso dovremmo assistere ad un’accelerazione della liberalizzazione della gestione della telefonia, anche in questo caso per aumentare la qualità  dei servizi internet e ridurre i loro costi. In particolare la UE focalizzerà  la sua attenzione sul cosiddetto “ultimo miglio”, in pratica la porzione di rete che ancora oggi viene controllata dagli ex monopolisti pubblici in quasi tutta Europa. Dovremmo quindi assistere ad un’ulteriore abbattimento dei costi d’accesso ad un’ampliamento del numero dei carrier in grado di offrire ADSL.
Entro il 2001 ci sarà  la completa e piena liberalizzazione della telefonia e delle reti. Sempre nel corso del prossimo anno verranno definite le norme per le frequenze della telefonia cellulare e l’integrazione dei servizi tra i vari carrier. Ancora nel 2001 tutte le scuole della comunità  dovranno disporre di un accesso Internet e di servizi informatici di base con servizi multimediali.
Entro il 2002 nelle scuole dovrà  essere presente un numero sufficiente di insegnanti in grado di usare le nuove tecnologie e di istruire gli alunni sia su Internet che sulla multimedialità  informatica
Entro il 2003 Tutti i servizi di base della pubblica amministrazione dovranno essere disponibili per via informatica e tutti i paesi europei dovranno rendere disponibile al maggior numero di cittadini possibili Internet a banda larga e a basso costo. In questo modo verranno poste le basi per un ulteriore sviluppo della rete e dei suoi servizi aprendo l’accesso a nuove tecnologie e contenuti.

TARIFFA FLAT
La riduzione dei costi d’accesso, in questa ottica di sviluppo, ha avuto una grande attenzione. E’ infatti inutile negare che se in Europa i costi di connessione alla rete non diventereanno pari a quelli praticati negli USA gli sforzi per diffondere Internet potrebbero risultare vani. Ad oggi non più del 20% dei cittadini della Comunità  ha un accesso alla rete e l’uso viene limitato dai costi della tariffa a tempo praticata ovunque nei paesi Europei. Un buon modo per aumentare questa percentuale è da una parte un maggior numero di computer ma dall’altra costi telefonici più bassi.
La parola rieccheggiata più volte e che è sembrata mettere tutti d’accordo nel corso del summit è stata “flat rate”, ovvero tariffa fissa per l’uso di Internet indipendentemente dal costo di connessione. Secondo i quindici, insomma, anche nel vecchio continente, almeno per quello che riguarda la rete, gli utenti dovrebbero poter accedere ai servizi al solo costo di uno scatto telefonico e pagare una quota fissa indipendentemente dal tempo di utilizzo della linea.
Nel vecchio continente sono già  partite iniziative di questo tipo. In Germania Deutche Telekom consente l’uso di Internet a 100.000 lire al mese, indipendentemente dagli scatti. In Italia è partito nei giorni scorsi l’esperimento di Galactica che a Milano fornisce accesso a 70.000 lire al mese, sempre indipendentemente dal tempo di connessione. Secondo il sottosegretario alle telecomunicazioni Passigli nelle prossime settimane partiranno esperimenti di questo tipo anche da parte dei maggiori fornitori di servizio telefonico in Italia, ovvero Infostrada e Telecom che si sono già  dichiarati disponibili a questo tipo di opzione. La stessa Infostrada, come già  riportato da queste pagine, ha introdotto due nuovi servizi che paiono preludere alla tariffa flat: “Spazio zero” che trasforma tutte le chiamate in urbane ad un costo di 10.000 lire al mese e “Tempo zero” che ad un costo di 97.000 lire al mese elimina il calcolo degli scatti consentendo di telefonare ad una tariffa fissa ovunque in Italia e per il tempo che si vuole. Basterebbe aggiungere una nuova opzione che ad un costo fisso mensile consentisse di telefonare senza calcoli di tempo in rete urbana e la tariffa “flat” per Internet sarebbe una realtà . Molto probabilmente, però, i fornitori di accesso alla rete telefonica che in Italia sono anche fornitori di accesso Internet, preferiranno stabilire tariffe fisse ma solo per i loro servizi di rete e quidi la tariffa fissa potrebbe essere usata dai clienti di Infostrada su Libero e di Telecom su ClubNet.

BANDA LARGA PER CHI?
Con Internet a costo fisso, i computer presenti in tutte le scuole, i servizi pubblici accessibili da tutti i computer, resterebbe il problema della qualità  dell’accessibilità . Nell’Unione come in Italia ci sarebbero zone periferiche, piccoli centri, paesi di montagna, che resterebbero esclusi dai servizi a valore aggiunto perchè, in regime di liberalizzazione, i grandi operatori potrebbero non ritenere interessante investire miliardi per portare ovunque l’ADSL e i cavi. Il consiglio dell’UE ha così deciso che per digitalizzare anche i più remoti angoli dell’Unione i paesi membri dovranno attingere ai fondi strutturali destinando risorse per estendere i servizi ovunque.

SCUOLE CABLATE
E se Internet dovrà  entrare in tutte le case a maggior ragione dovrà  entrare anche in tutte le scuole e la parola fondamentale sarà  “network”. Così alcuni paesi più arretratin in questo settore, tra cui l’Italia, proprio nel corso d questa settmana hanno annunciato nuove iniziative per aumentare l’informatizzazione degli istituti didattici. Il Governo del nostro paese ha predisposto un piano di massima per la connessione in rete di tutte le scuole Italiane dotate di un computer e questa rete italiana con le reti didattiche internazionali. Prima sarà  però necessario aumentare fino al 100% il numero delle scuole che hanno accesso ad Internet. Al momento la percentuale è dell’85% nelle superiori (ma è più bassa nei licei) e solo del 50% nelle scuole medie ed elementari.

COMPUTER ALLE MASSE
Ma non sarà  solo una questione di istituti. Anche gli studenti a casa loro dovranno poter usare l’accesso alla rete. In questo modo potranno lavorare da casa come in classe e la cultura digitale fare un ulteriore passo verso la popolarizzazione. Per facilitare questo ulteriore salto di qualità , in Italia arriveranno i cosiddetti “prestiti d’onore”, prestiti attuati dalle banche senza alcun interesse, a tutti gli studenti che sono intenzionati ad acquistare un computer. La cifra del prestito non è stata specificata ma si parla di 1,5 milioni rimborsabili in 24 rate. Nel corso di una conferenza stampa è poi stato chiarito che al prestito per il computer potrebbe fare seguito una tariffa agevolata, sempre per gli studenti, per l’accesso a Internet.

Un piano ambizioso, dunque, dettagliato e interessante. Se con esso l’Europa e l’Italia riusciranno a recuperare un ritardo che non è ancora strutturale è tutto da vedere. Molto dipenderà  da quanto la burocrazia e gli interessi di qualche inevitabile lobby riusciranno ad interferire.