L’Ue: “L’inchiesta sulla musica non colpisce Apple”

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L’Unione Europea conferma di avere aperto una inchiesta sui negozi nazionali di musica on line ma anche che nel mirino non c’è Apple, ma le case discografiche. “Cupertino si limita a fare quel che le major chiedono loro.

Apple più che imputata è vittima del sistema che sta spingendo l’Unione Europea sulle modalità  con cui vengono operate le vendite di musica su Internet. La conferma che non è certo Cupertino l’obbiettivo dell’inchiesta di cui Macity dava notizia questa mattina arriva dalla stessa Ue.

“La nostra opinione * dice Jonathan Todd, uno dei portavoce dell’Unione riferendosi all’indagine che mira a comprendere le ragioni per cui i negozi di musica on line vincolino l’acquisto alla residenza del cliente * è che c’è un accordo imposto ad Apple dalle principali case discografiche. E’ vero che il nostro obbiettivo sono proprio loro e non Apple che si limita a gestire il negozio. Non vediamo la ragione per cui sia in atto una simile politica commerciale”

L’inchiesta, come più volte riportato dal nostro sito, ha preso le mosse diversi mesi fa, quando alcune associazioni di consumatori britanniche avevano sollevato la questione. Al centro della polemica, principalmente, il fatto che la “localizzazione” obbligatoria degli acquisti, si traduce nella possibilità  per le case discografiche di stabilire differenti politiche di prezzo per ciascun paese europeo. Basti pensare che una traccia audio comprata, ad esempio, in Italia, Germania o Francia costa 99 centesimi di euro, in Inghilterra costa invece 1,17 euro. Nonostante questa differenza di prezzo non sia vietata di per sé, quello che è contrario allo spirito dell’Ue è il fatto che i clienti britannici non possono acquistare la musica altrove, andando alla ricerca del miglior prezzo sul mercato.

Universal Music ha già  fatto sapere di essere perfettamente convinta di avere soddisfatto alle leggi dell’Unione e che saranno forniti tutti i chiarimenti necessari. Emi promette di “difendere la sua posizione con vigore”, ritenendo anch’essa di non avere violato alcuna norma dell’Ue. Nessun commento, invece, da Warner e da Sony BMG.

Le quattro grandi case discografiche hanno tempo fino al mese di giugno per rispondere alla lettera inviata loro dall’Unione. Nel caso venisse verificata una infrazione alle norme per la libera concorrenza scatterebbero multe molto salate.