La guerra dei motori di ricerca: Google Desktop Search anche per Mac?

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La casa di Mountain View sarebbe al lavoro per realizzare lo stesso software già  disponibile in formato beta per Windows Xp e 2000. La ricerca dei dati sul proprio computer sta diventando il campo di battaglia nel quale si confrontano tutti i più grandi produttori di tecnologie. Tutti tranne Linux…

Secondo l’agenzia di stampa britannica Reuters, Google è al lavoro per realizzare il suo desktop search – un programma costituito da un server locale che indicizza il contenuto dell’hard disk consentendo di effettuare ricerche rapide e complete – anche per Mac Os X. A dirlo è l’amministratore delegato della casa di Mountain View, Eric Schmidt.

Non ci sono date né maggiori dettagli per il rilascio dell’applicazione, che nonostante debba avere la stessa logica di quella realizzata in versione beta per Windows, dovrà  essere architetturalmente molto differente per adattarsi al sistema operativo di Apple basato su Unix.

Per Google, quotata da agosto al mercato tecnologico di New York e arrivata in pochi mesi a raddoppiare il proprio valore, con il titolo adesso sui 200 dollari, si tratta di una chiara dichiarazione di intenti: il campo della ricerca dei dati all’interno dell’hard disk è altrettanto utile e promettente di quello della ricerca su Internet, già  dominato dall’azienda. Questo nonostante le preoccupazioni emerse circa la privacy, dato che l’analisi dei contenuti dei documenti – indispensabile per realizzare un motore di ricerca interno più efficiente di quello attualmente a disposizione dei differenti sistemi operativi – prevede anche per Google la possibilità  di integrare i risultati delle ricerche locali con quelle su Internet.

La dichiarazione del Ceo di Google sottolinea ancora una volta di più che il tema della ricerca dei dati sul disco locale è divenuto estremamente “caldo” per tutti i produttori di tecnologie software. Microsoft aveva dichiarato più volte che una delle tecnologie chiave del suo nuovo Longhorn sarà  proprio la possibilità  di effettuare ricerche “come mai prima”, anche se poi la funzionalità  è stata rinviata a data da destinarsi per riuscire a far arrivare sugli scaffali il sistema operativo più in ritardo della storia informatica (per adesso annunciato nel 2006, anche se prima ci sarà  una sorta di Windows Xp Versione 2, con tutta probabilità ).

Ma anche Apple, come hanno mostrato Steve Jobs e i suoi in occasione di vari eventi a partire dalla conferenza degli sviluppatori della scorsa estate a San Francisco, hanno intenzione di finalizzare distribuire il nuovo Mac Os X 10.4 Tiger con la funzionalità  di ricerca locale SpotLight, ampiamente pubblicizzata e già  visibile sul sito di Apple.

In realtà , secondo l’opinione di coloro i quali hanno potuto installare e provare le prime versioni del sistema operativo in via di sviluppo e destinato ai programmatori, SpotLight pare già  essere completamente matura come tecnologia e semplicemente in via di affinamento dal punto di vista dell’integrazione con le singole applicazioni. Nata come estensione del motore di ricerca interno di iTunes, dovrebbe diventare un elemento chiave per la ricerca ad esempio tra le applicazioni di Apple (Mail, Rubrica, iCal) e i file di vario genere, non con la sola limitazione di quelli dei pacchetti di maggiore produttività  e popolarità  come Office di Microsoft.

Il terreno di scontro vede mancare un giocatore fondamentale, vale a dire Linux, che sino a questo momento ha giocato un ruolo di profonda innovazione tecnologica (kernel e networking, segnatamente) ma è abbastanza limitato per quanto riguarda la possibilità  di creare innovazione e valore nel settore del software applicativo maggiormente legato alla gestione e soprattutto all’interfaccia. Il mondo del codice libero, sia per l’appoggio che riceve con sempre maggior costanza da parte di alcuni grandi aziende del settore (Ibm, Hp, Novell, Sun), sia per il modello pulviscolare di sviluppo, non riesce a fare altro che non sia un’attività  di parziale scopiazzatura delle interfacce altrui, senza lanciare da questo punto di vista idee realmente innovative.

Ma perché la ricerca sul disco interno è divenuta così cruciale per le strategie di tanti attori del mondo informatico? Una prima risposta in realtà  l’ha già  data lo stesso Steve Jobs sette anni fa: il computer sta diventando il centro della vita sempre più digitale delle persone, diventando anche un raccoglitore per una serie di dati che prima erano solo disponibili in forma analogica. Le lettere diventano email, le videocassette file Divx, la musica Mp3 o Aac, il diario una serie di file rtf, pagine web come Pdf salvati sul disco, la scatola delle foto un insieme di Jpg e via dicendo. Insomma, sui dischi sempre più grandi si accumulano non solo i dati (anche gli indirizzi, i bookmark e tanto altro) ma anche particelle sempre più grandi e sempre più numerosi delle nostre vite.

Questo fenomeno, grazie alla tecnologia perseguita con coerenza da Apple negli ultimi anni, è maggiormente evidente per chi usa Mac, o perlomeno lo è da più tempo, ma la tendenza è indubitabilmente quella. E pone un serio problema al lavoro fatto dai ricercatori dello Xerox Parc, il centro di ricerca di Palo Alto in California dove Steve Jobs ha tratto la base del lavoro concettualizzato da Jeff Raskin per creare l’interfaccia a finestre e icone gestite dal mouse e basate sulla metafora della scrivania, delle cartelle e dei documenti.

Il problema deriva dal fatto che una metafora non è in grado di dominare un ambiente completamente in trasformazione. Aumentano i dati, si moltiplicano i documenti, urge creare un nuovo sistema di ordinamento per rendere accessibili i dati, altrimenti inutili. Lo sforzo lo si è già  intuito con iPhoto, che allontana dalla vista dell’utente le immagini digitali (salvate in una selva oscura di cartelle e sottocartelle) permettendo invece di gestire con il set di metafore nato con iTunes di libreria e playlist e playlist intelligenti più un motore di ricerca altamente indicizzato con una serie di meta-dati locali.

Adesso, la risposta che tutti cercano di dare (con la rilevante eccezione del mondo Linux) è quella di creare un ambiente in cui non importa più dove fisicamente vengano deposti i documenti – in realtà  questa è una metafora legata alla presenza di directory organizzate in cartelle e sotto cartelle – bensì basare l’organizzazione su di una serie di ricerche sensibili al contesto. Google lavora in questa direzione, riproponendo la sua metafora del motore di ricerca web su scala locale, Apple quella di SpotLight e Microsoft ancora non si è capito ma almeno ci lavora. Il prossimo campo di battaglia è questo, ed entro pochi mesi vedremo tutti cosa sarà  possibile fare con i nuovi sistemi operativi e software a disposizione.