La posta elettronica? Non è mai stata meno “segreta”

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In quasi tutte le costituzioni del mondo c’è un diritto di tutela della riservatezza, che di solito si accompagna a un esplicito riferimento alla riservatezza della corrispondenza. Ma, come ha stabilito una corte federale statunitense, non si applica per la posta elettronica

L’informatica è una questione di metafore. Metafore che spiegano come funzionano cose tecnicamente difficili da capire. Per esempio, i messaggi di testo che possono essere inviati attraverso Internet in modo standard tra due utenti registrati vengono definiti “posta elettronica”. E’ una metafora, che lascia immaginare una somiglianza sostanziale tra la posta reale e quella digitale. Ma non è vero. Nè da un punto di vista tecnologico né, adesso, da un punto di vista legale.

Se infatti prendiamo in esame il primo aspetto, si scopre che la posta elettronica in realtà  è un messaggio di testo privo di qualunque involucro (a meno che non sia stato criptato, ma questo di default non è previsto) che circola in modo intelligibile a chiunque, soprattutto agli amministratori di sistema, attraverso la rete. Un messaggio di posta infatti rimbalza di server in server prima di raggiungere il destinatario. E viene memorizzato per un breve lasso di tempo da ciascuno di essi, secondo una progressione difficilmente prevedibile.

Cosa significa? Che quando il tribunale federale di Boston, negli Usa, ha indicato che gli organi di polizia e giudiziari di quel paese lo vogliono, possono tranquillamente “aprire” le copie archiviate localmente tra i vari server senza bisogno di autorizzazioni del tribunale. E senza violare i diritti del mittente o del ricevente la corrispondenza. Non devono neanche informare gli interessati, come accade invece dal punto di vista per la legislazione locale delle intercettazioni telefoniche.

La sentenza statunitense, che è vecchia non più di una settimana, ha caratteristiche particolari che derivano da due fatti. Il primo di natura legale, che sancise nella Common Law la prevalenza di quanto stabilito dal giudice per l’orientamento della decisione dei casi successivi. L’impatto in questo senso è molto profondo. Dall’altro punto di vista, invece, il fatto che buona parte delle infrastrutture informatiche di rete siano negli Stati Uniti pone il problema della privacy e della tutela dei diritti di persone che vivono al di fuori di quel Paese e si possono trovare invischiate – a torto o a ragione – in procedimenti legali d’Oltreoceano. In questo caso l’effetto è estremamente ampio e altrettanto preoccupante per le libertà  civili o semplicemente il rispetto di legislazioni e culture giuridiche differenti da quella nordamericana.