L’agosto che potrebbe cambiare la storia di Cupertino

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Forse la casa di Steve Jobs ricorderà a lungo questo mese. Due avvenimenti non previsti (forse solo latamente immaginato il primo) si sono verificati a sorpresa proprio in questi giorni. E il futuro di Apple potrebbe essere cominciato proprio nella calda estate del 2005.

Il Ferragosto del 2005 potrebbe diventare una data importante per gli storici di Apple e del mercato dell’informatica in genere. Per via di due avvenimenti che è prematuro commentare o prevedere nel dettaglio quali effetti avranno, ma che comunque aprono l’immaginazione a una serie di valutazioni e ipotesi.

Il primo è la questione del brevetto di elementi significativi dell’interfaccia di iPod. Apple, un anno dopo il lancio del 2001 del suo lettore digitale, prodotto più che strategico per Cupertino e dal valore di un terzo del fatturato dell’azienda guidata da Steve Jobs, presenta domanda di registrazione per alcuni elementi (menu gerarchici, organizzazione della musica) relativi all’interfaccia dell’iPod. Quella straordinaria interfaccia che in molti hanno ritenuto innovativa e che secondo gli analisti faceva per buona parte un tutt’uno con il “pacchetto iPod” commissionato da Apple a PortalPlay.

Salta fuori che pochi giorni fa l’ufficio brevetti rifiuta la registrazione perché già  esistente. A presentarsi per primi, dopo la commercializzazione dell’iPod (erano passati sei mesi) è stata l’arcirivale di sempre, Microsoft. Quasi a voler testimoniare un motto informale della casa di Redmond, scritto da un anonimo in rete: “Se non li puoi sconfiggere, fagli causa”.

Proprio di cause legali sente l’odore il mercato, che immagina un futuro di scontri in tribunale e di possibili accordi costosissimi per Apple. L’iPod è un terzo del fatturato e un’arma d’immagine enorme, la posizione di Microsoft (che ancora deve fare le sue mosse) foriera di sviluppi impensabili poche settimane fa.

Cosa succederà ? Apple lavora a spron battuto (negli Stati Uniti agosto non è considerato un mese di “chiusura” del lavoro come in Italia, quindi non sta costringendo nessuno a rinviare le ferie, ma un po’ di confusione ci deve essere a Infinite Loop) e presenterà  controdeduzioni e altri brevetti. L’idea è che specificando meglio il discorso possa risultare registrabile tutto dell’iPod, che dopotutto Microsoft non ha contribuito per niente a sviluppare o a concettualizzare.

Se dovesse andar male, il miglior scenario è il pagamento di una somma forfettaria e la rapida chiusura del caso, altrimenti si apre la via a una forma di pagamento di licenza che sarebbe anche un forte danno all’immagine di Apple e dei suoi prodotti.

Ma non è questo l’unico evento del week end ferragostano. C’è anche la notizia che hanno iniziato a circolare su BitTorrent le prime “immagini disco” di MacOsX86, cioè la versione per gli sviluppatori di MacOs X 10.4.1 per architetture Intel x86 (da cui il nome) che possono essere installate su qualsiasi o quasi Pc.

Notizia rivoluzionaria anche se ampiamente prevista. E’ vero che le iApplicazioni e Rosetta funzionano (Rosetta garantisce la possibilità  di far funzionare le applicazioni in emulazione se non sono state realizzate con il codice compatibile con l’hardware Intel) e che quindi si possono usare per la prima volta nella storia i Mac su Pc. Ma è anche vero che richiede un certo sforzo di emulazione generica (si usa un programma, VMWare, che emula all’interno della stessa architettura una macchina virtuale con caratteristiche leggermente differenti, una sorta di Virtual Pc per Intel su Intel) e che non si sa come saranno fatti i MacIntel del futuro. Quindi, non si sa se questa versione del sistema operativo servirà  a qualcosa un domani o se verrà  tagliata fuori per quanto riguarda le tecnologie di protezione.

In ogni caso, l’ipotesi accademica sollevata al momento dell’annuncio “passiamo a Intel” di Steve Jobs di fine giugno si è concretizzata: la comunità  di hacker online ha fatto il reverse engineering di parti chiave del sistema operativo che tutelano il rapporto software-hardware e si è rotto l’anello d’acciaio che vincolava il sistema operativo di Apple ai suoi computer. Ipotesi prevista e adesso verificata.

Cosa succederà ? Anche in questo caso è prematuro dirlo. Che Apple si possa trasformare in una software house che vende pochi Mac e tantissime copie del sistema operativo pare improbabile, soprattutto perché l’azienda è nata ed è sempre stata un’azienda che vende computer, non software. La crescita di questo comparto è più dovuta alla necessità  di superare la “sindrome di accerchiamento” (nessuno che produce software per Mac) degli anni Novanta e a dare una identità  originale ai Mac che non all’effettiva esistenza di un business autonomo e capace di dominare il mercato. E’ più facile che Apple si metta a produrre musica e film che non a vendere solo software, dicono alcuni.

Se Apple non licenzierà  ufficialmente MacOsX86 ad altri venditori di Pc, allora le copie che potrebbero essere craccate in futuro saranno comunque illegali e quindi non vendibili ufficialmente. Il mercato di utenti Mac su Pc generici saranno smanettoni e ragazzini, il risultato sarà  quello di allevare una generazione di utenti che poi potrebbero voler passare a Mac “da grandi”. Una ipotesi da teoria del complotto, soprattutto se si trattasse realmente di un calcolo fatto coscientemente da Steve Jobs (alcuni lo sostengono). In questo caso varrebbe quasi la pena di realizzare una versione “light” di MacOsX86 e venderla a tutti, tenendo quella “pro” solo per i Mac. Un sistema operativo shareware, magari, o qualcosa che comunque produca utili e non cannibalizzi il mercato.

Il rischio vero dietro all’apertura di MacOsX86 verso l’oceano di Pc compatibili è in effetti un altro, non legato solo al controllo del fatturato ma a quello delle tecnologie. Entrare nel mare magno di Pc con componentistica eterogenea vuol dire perdere il controllo sul “ferro” su cui gira MacOs. E perdere quel controllo, come sa bene Microsoft che produce un sistema operativo composto al 90% da driver, vuol dire rischiare incompatibilità , bizzarrie e “schermate blu” (per il Mac sarebbero kernel panic, ma la sostanza non cambia) di fronte a sistemi assemblati in maniera “originale” e con componenti non testate a Cupertino.

Comunque, MacOsX86 è uscito dai laboratori di Apple per funzionare solo su un computer e adesso funziona su tutti. La realtà  dei fatti è che qualcosa (di previsto) è successo e il mercato non è più esattamente come prima. Chi scrive è convinto che su piattaforma Intel non esiste un modo “insuperabile” per legare il sistema operativo a una sola variante (quella Apple) di hardware. Qualunque blocco prima o poi viene passato e la sfida, in questo senso, è stata raccolta da buona parte della comunità  online con gli skill necessari a farcela.

Questo Ferragosto a Cupertino non se lo dimenticheranno. Forse Steve Jobs aveva previsto il primo “colpo”, MacOsX86 ovunque, ma non il secondo (l’iPod è stato inventato da Microsoft, come hanno scritto sarcasticamente un po’ di siti e giornali). Cosa succederà  sarà  un bel test per il management di Apple e uno snodo importante per la storia dell’azienda. Una storia nuova e non prevedibile che inizia oggi.