L’iPod è stato anche coinvolto in un efferato omicidio

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Può uno strumento dei sogni diventare causa di un litigio mortale? Può addirittura diventare l’arma di un omicidio? A quanto pare sì, purtroppo. Ecco la storia di un caso di “nera. Omicidio a tempo di iPod, una storia di poche settimane fa. Il prezzo del successo

No, non è purtroppo un romanzo giallo o hard boiled. Non si tratta di Diabolik o di un romanzo di John Grisham. Niente avvocati brillanti, niente legal thriller. Questa è pura e semplice cronaca nera, niente fiction, niente invenzione.

Dieci, forse venti, magari trenta, addirittura quaranta colpi sferrati con l’iPod. E il corpo senza vita di Brad Pulaski, 27 anni di Memphis, Tennessee si è accasciato al suolo. L’omicida è la compagna Arleen Mathers, 23 anni, appassionata di musica. Al punto di scaricarla da Internet per riversarla sul suo iPod. E quando il compagno ha cancellato definitivamente il contenuto del piccolo lettore di musica digitale di Apple, facendo perdere circa duemila canzoni scaricate per settimane, è scattata la furia omicida.

Se si trattasse del canovaccio di un romanzo probabilmente l’editore lo farebbe cambiare. Troppo simile a una brochure pubblicitaria, troppo simile a un falso per essere vero, tragicamente vero. Invece è un caso di cronaca, sinora inedito in Italia, emerso dai meandri della rete durante questa estate italiana.

La storia l’abbiamo appena sunteggiata. Arleen Mathers, giovane e appassionata di musica (una passione “mortale”) è stata arrestata dalla polizia di Memphis. L’accusa è di aver assassinato in modo efferato il compagno, Brad Pulaski, evidentemente un difensore del copyright a oltranza o – più probabilmente – l’alter ego di una vicenda privata nella quale il caso della musica scaricata è stata solo la tragica goccia che ha fatto traboccare il proverbiale vaso.

La “censura” dell’uomo, secondo la ricostruzione effettuata dagli inquirenti, che ha portato dopo lunghi litigi alla cancellazione di duemila canzoni scaricate in tre mesi da Internet ha provocato la reazione della donna. La quale, colta da un attimo di incontenibile violenza, ha brandito proprio il lettore di Apple per utilizzarlo come corpo contundente.

Secondo le prime analisi degli esperti di medicina legale, le dimensioni e i materiali utilizzati nella costruzione dello strumento per l’ascolto della musica rendono l’iPod abbastanza compatto e resistente da poter essere utilizzato come arma.

Via dunque a uno, due, cinque, dieci, forse venti, quaranta, addirittura ottanta colpi. Consecutivi. Vibrati con l’odio e la passione dell’attimo di follia, il momento terminale di una relazione virata dal nero della fine di un amore, dalla patologia di un rapporto, della passione sfrenata per la musica, dal desiderio incontenibile di scaricate tonnellate di musica e conservarle per sempre, nel proprio piccolo, immacolato, perfetto iPod.

“C’è voluto un bel po’ prima che lui morisse” ha dichiarato il Coroner di Memphis incaricato di seguire il caso. La donna, ritrovata in stato di profonda crisi, piangeva disperata, confessando di aver effettivamente ucciso il fidanzato in un raptus di follia. Rabbia. Odio.

Dopo che il giudice della corte municipale, Simon Lambert, ha stabilito una cauzione di 600mila dollari, la giovane donna è stata giudicata in udienza preliminare e poi per il giudizio definitivo. Ma non vogliamo rattristare le vacanze dei nostri lettori con la triste e prosaica realtà  giudiziaria. Lasciamo questo omicidio in parte nel regno letterario delle fiabe e del paradosso, anche se questo non potrà  cancellare il sangue e il cranio sfasciato in un raptus di follia. Potrà  almeno proteggerci l’irrealtà  della storia, falsa come la trama di un romanzo di John Grisham. Ma altrettanto probabile.